Il padre è uno degli uomini chiave del complesso militar-industriale creato da Vladimir Putin, la figlia, imprenditrice e gallerista d'arte, ha da tempo iniziato la sua scalata nella nomenklatura moscovita. Anastasia Karneeva, commissaria per il Padiglione russo alla Biennale di Venezia, appartiene al ristretto cerchio della Russia che conta. Il papà, Nikolai Volubyev, una lunga carriera nel Kgb-Fsb culminata con il grado di generale, è oggi vice presidente e responsabile della sicurezza di Rostec, conglomerata statale che ha la sua punta di diamante nella produzione di sofisticati sistemi d'arma utilizzati nella guerra in Ucraina. Prima ancora è stato per molti anni direttore con la responsabilità dei progetti speciali di Rosoboronexport, l'agenzia governativa per l'export di armamenti. Grazie anche ai suoi contatti, la giovane Anastasia è diventata socia in una delle sue iniziative, Smart Art, di Ekaterina Vinokourova, figlia di Sergei Lavrov, fedele ministro degli Esteri di Putin. Bastano queste note di cronaca per disegnare i contorni del pasticcio in cui la Biennale si è cacciata. Di giorno stiamo aiutando gli ucraini a salvarsi dai missili prodotti da papà Nikolai (oltre ai missili, Rostec produce un po' di tutto: carri armati, aerei da combattimento di ultima generazione e perfino gli eredi del glorioso Kalashnikov). La sera andremo dalla ben intenzionata Anastasia per farci spiegare quanto è profonda l'anima russa. Sempre di giorno Stati Uniti ed Europa hanno già provveduto a sanzionare l'azienda di papà, ma questo non ci impedirà di ascoltare gli artisti in arrivo da Mosca. E se le indiscrezioni, per il momento di fonte Ucraina, saranno confermate, Anastasia darà il meglio di sé per presentare i nomi più illustri di quel folklore che negli ultimi anni ha fatto da terreno di coltura del nazionalismo russo.
Ma anche se le scelte della commissaria aranno più sorvegliate e attente la questione di fondo non cambia. La partecipazione alla Biennale rappresenta un altro piccolo passo verso l'obiettivo che il Cremlino sta cercando di ottenere a tutti i costi: la normalizzazione dell'aggressione e della violenza.