Cosa non torna nell’inchiesta sulla lobby nera

Sui media, Fidanza viene già condannato. Ma l'indagine è stata aperta solo ieri. E ci sono vari elementi che destano perplessità

Cosa non torna nell’inchiesta sulla lobby nera

Tiene banco nel dibattito mediatico e politico di questi giorni l’inchiesta realizzata da Fanpage e mandata in onda su Piazza Pulita intitolata la “lobby nera dietro Fdi” in cui un giornalista si è infiltrato per circa tre anni fingendosi una persona interessata a finanziare la campagna elettorale di Fratelli d’Italia alle comunali di Milano.

Nell’inchiesta viene coinvolto l’europarlamentare Carlo Fidanza che si è autosospeso dal partito affermando che "non c'è e non c'è mai stato in me alcun atteggiamento estremista, razzista o antisemita” e aggiungendo di “non aver mai avuto finanziamenti irregolari”. Per chi conosce Carlo Fidanza, sa che in molti anni di politica non ha mai fatto dichiarazioni né avuto comportamenti di vicinanza a mondi estremisti né prima di oggi è stato toccato da indagini.

Ancora prima che si sappia l’esito dell’indagine aperta dalla Procura, secondo un mal costume diffuso quando si ha a che fare con persone e politici di destra, è già stato ritenuto colpevole da alcuni media per l’accusa di finanziamento illecito. Il paradosso è che in contemporanea l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, condannato a 13 anni e 2 mesi, è stato difeso e giudicato innocente da molte delle stesse persone che accusano Fidanza, testimoniando un doppio standard che è duro a morire.

Eppure nel servizio mandato in onda da Fanpage, ci sono vari elementi che destano perplessità: anzitutto le modalità di realizzazione con un’inchiesta costituita da più di 100 ore di registrazione di cui sono stati mandati in onda pochi minuti montati ad hoc. Fidanza ha affermato di aver ripetuto in più occasioni al finto imprenditore di finanziare il partito in modo regolare e, una volta incontrato in ufficio, alla richiesta di pagare in nero, l’eurodeputato si sarebbe rifiutato facendo sfumare l’affare. Questa parte della registrazione non stata però andata in onda.

Inoltre fa riflettere la tempistica dell’inchiesta a orologeria a pochi giorni dalle elezioni amministrative e pubblicata il giorno prima del silenzio elettorale. Non è un caso che sia uscita la settimana prima delle amministrative, così come non è un caso che sia emersa la vicenda di Morisi, anche lui giudicato colpevole ancora prima di sapere l’esito dell’indagine. Il tentativo di colpire il centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia e Lega, è evidente.

In realtà l’inchiesta di Fanpage si basa su un’altra persona che è Roberto Jonghi Lavarini. Si tratta di un personaggio marginale della destra milanese. Ascoltando il servizio sembra di avere a che fare con un esaltato che millanta contatti con la massoneria, i servizi segreti, dice di avere un proprio gruppo di informazione e sicurezza. Sostenere che questo personaggio (sconosciuto al di fuori dei circoli della politica milanese) e la sua cricca siano a capo di una “lobby nera”, è quantomeno fantasioso, così come affermare che influenzi FdI e addirittura la destra italiana. Le sue dichiarazioni sugli ebrei e le altre amenità non rappresentano né il partito di Giorgia Meloni né tanto meno la destra italiana.

Il posizionamento del mondo conservatore su questi temi è chiaro così come la distanza da derive estremiste e da posizioni antisemite non è mai stata in discussione e la scelta di Carlo Fidanza di autosospendersi dal partito dimostra la sua piena volontà di fare chiarezza su un'inchiesta che ha tanti punti interrogativi.

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