Cosa succede il 25 settembre? I tre scenari delle elezioni

Sono tre i principali esiti che si prospettano dopo il voto. Vittoria netta del centrodestra, maggioranza risicata o pareggio: ecco cosa può accadere

Cosa succede il 25 settembre? I tre scenari delle elezioni

L'esito delle elezioni politiche fissate per domani è ancora del tutto incerto: gli ultimi sondaggi resi noti prima del divieto di diffusione davano il centrodestra in netto vantaggio rispetto alla sinistra, ma si sa che i conti finali si fanno sempre con l'effettivo responso degli elettori. Bisognerà dunque attendere le percentuali di consenso ufficiale dei singoli partiti, in base a cui si potrà delineare una situazione stabile o assolutamente precaria. Sullo sfondo ci sono tre scenari principali che potrebbero verificarsi.

La vittoria del centrodestra

L'edizione odierna de Il Fatto Quotidiano dà conto di un report riservato che starebbe circolando da diversi giorni nei piani alti di Fratelli d'Italia. Si tratterebbe di una sorta di schema che darebbe un'indicazione su una prospettiva in base alla situazione che si verrà a creare in seguito alla chiusura delle urne. Nello specifico le possibilità che spiccano sono tre: una vittoria netta, una maggioranza risicata o un pareggio elettorale.

Il centrodestra avrebbe le carte in regola per avere una maggioranza larga anche al Senato, ma è necessario che la coalizione superi il 42% a livello nazionale. In tal modo Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia e Noi moderati potrebbero vantare uno scarto di più di 50 voti alla Camera e oltre 20 a Palazzo Madama. Un contesto del genere potrebbe consentire all'eventuale governo di navigare in acque calme, senza temere chissà quali scossoni.

La maggioranza risicata

Dinamiche differenti qualora il centrodestra dovesse attestarsi tra il 40% e il 42%. In questo caso la maggioranza non sarebbe così granitica, visto che ci sarebbero sotto i 10 senatori di scarto. Il che farebbe da cornice a un quadro di equilibrio precario, pur restituendo alla coalizione una posizione di vantaggio rispetto agli avversari. In sostanza il centrodestra si ritiene al sicuro se riuscirà a incassare una maggioranza con almeno 10 punti di vantaggio sulla sinistra, altrimenti le cose potrebbero complicarsi e non poco.

È importante osservare l'analisi di Giovanni Naso Forti, che si occupa di analisi dei dati e sondaggi su e per YouTrend, rilanciata da Libero: "Se il centrodestra è sopra il 42%, la maggioranza è salva (anche in caso di errore dei sondaggi). Non esiste una cifra 'magica' sotto la quale non c'è maggioranza, ma se esistesse assomiglierebbe al 38%".

Il pareggio

C'è infatti un terzo scenario, che per molti aspetti è simile a quello del 2018. Un pareggio elettorale che come conseguenza potrebbe avere uno stallo politico. Riguarda il centrodestra con una percentuale della coalizione intorno al 37%: si tratterebbe di una vera e propria non vittoria, che metterebbe a repentaglio la maggioranza al Senato. In questo caso andrebbero osservati i risultati del Movimento 5 Stelle e del Terzo Polo, che potrebbe fare da apripista alla strada di larghe intese.

Cosa decide il voto?

La partità si giocherà su due binari paralleli, i cui riscontri saranno destinati a incrociarsi per stabilire il vincitore. Da una parte c'è il fattore affluenza; dall'altra c'è la variabile Sud. Una maggiore partecipazione al voto potrebbe essere un assist alla sinistra e proprio per questo Giorgia Meloni ha voluto arringare i suoi: guai a dare la vittoria per scontata, bisogna andare a votare e poi attendere fiduciosi. Ma è anche vero che il centrodestra potrebbe pescare tra gli indecisi che si definiscono stufi dopo anni in cui il Partito democratico è stato al governo.

Per quanto riguarda il Mezzogiorno la carta è il reddito di cittadinanza, usata da Giuseppe Conte per rimpolpare la cassa di voti per il Movimento 5 Stelle. Anche qui la crescita del M5S potrebbe avere tendenze differenti: i grillini starebbero recuperando terreno togliendo voti al centrodestra o rosicchiando consensi alla sinistra? È probabile che Conte stia prendendo preferenze nell'elettorato rosso e dunque guastando la festa a Enrico Letta. Che invece ha preferito dedicare la propria campagna elettorale al tema dell'allarme democratico, della deriva pericolosa e della denigrazione ai danni del centrodestra.

Il segretario del Partito democratico trema. Come spiegato dal politologo Alessandro Campi su ilGiornale.

it, l'antifascismo militante non basterà al Pd per vincere: "Dubito che l'allarme fascismo possa compensare la mancanza di visione strategica dimostrata in particolare dal partito di Letta e il senso di delusione e frustrazione che affligge da molti anni l'elettorato di sinistra".

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