Cosi il Covid colpisce di più l'Occidente

La caduta dell'Occidente ha le mentite spoglie di un'impennata. Il gran premio di montagna di una tappa del giro del mondo corsa inforcando quel figlio di puttana di un virus.

La caduta dell'Occidente ha le mentite spoglie di un'impennata. Il gran premio di montagna di una tappa del giro del mondo corsa inforcando quel figlio di puttana di un virus. In cima a quella cima, nel grafico che trovate qui sotto e che rappresenta l'andamento del numero accertato di morti da Covid-19 per milione di abitanti nelle varie regioni della Terra, ci sono gli alfieri della civiltà che per lo più ha reso il mondo quella roba che è oggi: gli Stati Uniti, l'Europa, il Regno Unito. L'altimetria del Covid è impietosa come tutte le rappresentazioni iconografiche, che non hanno bisogno di parole per sputtanarti. Racconta di come a un certo punto, più o meno a settembre, l'Europa e il Regno Unito abbiano abbandonato la steppa pianeggiante dei pochi, dei pochissimi nuovi casi che ci hanno recapitato un'estate serena e perfino troppo allegra, e siano tornati a crescere, schizzando come l'ottovolante di un parco a tema. Il resto del mondo è rimasto là, a sguazzare nel mare della tranquillità. Discorso a parte per gli Stati Uniti, che la tregua estiva di fatto non l'hanno davvero vissuta e sono rimasti sempre in zona angoscia. Insomma, i brutti, gli sporchi, i cattivi, gli infetti, siamo noi. Noi che esibiamo la sbrindellata bandiera della libertà, della democrazia, dei diritti. Noi che appena possiamo andiamo a ballare nelle discoteche, a scannucciarci uno spritz gomito a gomito con sconosciuti perché in Aperol stat virtus, noi che rivendichiamo il diritto di contestare i divieti, di abbassare la mascherina, di andare a trovare il cugino del cugino. Noi che ci concediamo il lusso di affidare la gestione della più grande iattura della storia dal 1945 a governi improvvisati, raccogliticci, sostenuti da maggioranze sbilenche. Noi che promettiamo di avere imparato la lezione e poi veniamo interrogati e facciamo scena muta. Siamo noi gli infetti - e non i totalitaristi che governano a colpi di mitra, di censura, di galera - perché il vero organo colpito dal Covid è la libertà. Anche quella di sbagliare.

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