Draghi vuol riaprire: "Ma usiamo la testa"

Ripartenza del Paese e turismo tra i temi affrontati da Mario Draghi a Porto nel corso della conferenza stampa della riunione ministeriale del G20 Turismo

Draghi vuol riaprire: "Ma usiamo la testa"

Mario Draghi si trova a Porto per la conferenza stampa sulla riunione ministeriale G20. Al Palacio de Cristal ha risposto alle domande dei giornalisti e le sue dichiarazioni sono state in linea con quanto finora stabilito nella road map di ritorno alla normalità peril Paese. "Io voglio riaprire, come credo la maggior parte degli italiani, voglio che le persone tornino fuori a lavorare, a divertirsi, a stare insieme, ma bisogna farlo in sicurezza, calcolando bene il rischio che si corre", ha detto il presidente del Consiglio.

Le riaperture in Italia

Ha ribadito il concetto di "rischio ragionato" emerso già durante la conferenza con la quale annunciava la riapertura dell'Italia in zona gialla e ha infuso una ulteriore iniezione di speranza al Paese, a ormai quasi due settimane di distanza dal 26 aprile. "I dati sono abbastanza incoraggianti. Se l'andamento dovesse continuare in questa direzione, la cabina di regia procederà con altre riaperture", ha sottolineato Mario Draghi in risposta a una domanda sul coprifuoco. Fiducia ma molta cautela, quindi, nelle parole del premier: "È importante essere graduali, anche per capire quali riaperture avranno più effetto sui contagi e quali meno". In serata è intervenuto anche Matteo Salvini con un tweet: "Anche oggi 17.394 guariti e 532 dimessi dagli ospedali, di cui 42 dalle terapie intensive. Questa settimana chi potrà dire no a #riaperture e #nocoprifuoco?".

Il nodo del turismo

Mario Draghi, quindi, centra l'argomento principale del meeting. Un aspetto sul quale il premier si è concentrato con maggiore decisione è quello della sicurezza aeroportuale, per evitare che gli scali diventino coacervo di virus a discapito della salute pubblica. "Con la ripartenza del turismo bisogna considerare anche che gli aeroporti sono luoghi cui bisogna guardare con molta attenzione, perché sono luoghi dove i contagi possono succedere, quindi bisogna rinforzare i controlli", ha sostenuto con decisione Mario Draghi. La massima prudenza e attenzione, però, non vuol dire chiusura ma, anzi, volontà di tornare a vivere, "vuol dire riaprire ma essere prudenti, farlo con la testa".

Quello del turismo è un nodo fondamentale da sciogliere per la ripartenza dell'Italia e dell'Europa. Serve collaborazione tra tutti gli Stati Ue per adottare una linea unica. "Se ogni Paese attua misure diverse per quanto riguarda il turismo ci sarà molta confusione", ha sottolineato Mario Draghi ribadendo la necessità del via libera da parte dell'Europa alla green card anti-Covid. "Abbiamo chiesto con molta enfasi che la Commissione e il Parlamento Ue procedano con la massima rapidità alla definizione del green certificate", ha concluso Draghi.

Vaccini

Il presidente del Consiglio italiano ha affrontato anche la questione vaccini dopo la decisione di Joe Biden di sospendere i brevetti. "Milioni di persone non hanno accesso ai vaccini e stanno morendo. Le grandi case farmaceutiche hanno ricevuto sovvenzioni governative imponenti e ci si aspetta qualcosa in cambio", ha tunato Mario Draghi. A chi lo considera un disincentivo alla produzione, il premier ha risposto che "non dovrebbe. Però se si va un po più al di là, la situazione complessa. Liberalizzare i brevetti non garantisce la produzione di vaccini, è complessa e richiede tecnologia e specializzazione. Deve essere sicura".

Perima, però, ci sono delle priorità più stringenti per Draghi: "Dovremmo fare cose più semplici, come rimuovere il blocco delle esportazioni. L'Ue esporta tanto quanto ha dato ai suoi cittadini: il 50% è andato a mercati che hanno il blocco alle esportazioni. Questa è la prima cosa, la seconda è accelerare la produzione, stiamo facendo tutto questo". Il premier ha risposto anche alle domande sulla scelta di Biden sui brevetti che, secondo lui, non è "una mossa tattica diplomatica degli Stati Uniti per battere la politica internazionale del vaccino di Russia e Cina... Non lo credo perché i numeri di oggi fan vedere che questa è una cosa per il momento molto buffa. La Russia ha annunziato 750 milioni di dosi, finora ne ha consegnate sei. La Cina 600 milioni e ne ha consegnate 40. Non sono avversari tali da impensierire gli Usa".

Il mercato del lavoro

Sul lavoro, Mario Draghi ha accolto l'impegno dell'Europa: "Il mercato del lavoro sta subendo mutamenti straordinari per la pandemia ma anche per la transizione energetica ed ecologica, quindi avere un complesso di standard minimi con obiettivi, date fissate e un monitoraggio attento -si spera- da parte della Commissione, è una garanzia importante". La pandemia è al centro del cambiamento: "Molte delle diseguaglianze di genere, di territorio con il mercato del lavoro duale e con la pandemia sono esplose, quindi uno strumento di questo tipo a livello europeo è un passo che al di là della dichiarazione, contenuta su alcuni punti, è importante perché c'è l'impegno per proseguire il lavoro con norme e altri provvedimenti".

La dichiarazione di Porto sui diritti sociali e del lavoro "non sembra essere di grande importanza a prima vista ma non è così, è la fine di un lungo viaggio per la tutela dei diritti sociali, un processo che iniziò nel 2017, lanciato da Juncker. Ci sono voluti 4 anni per portare tutto il Consiglio ue a condividere una prima forma di coordinamento dei mercati del lavoro e soprattutto dei diritti sociali". Così Mario Draghi in conferenza stampa, prima di una dichiarazione destinata a fare discutere: "Credo che non sarebbe stato possibile se il Regno Unito fosse stato ancora membro dell'Ue, se non ci fosse stata la Brexit, perchè il Regno unito si è sempre tenacemente opposto, ritenendo fosse un'area di competenza nazionale".

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