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Cpr in Albania, toghe in tilt. La Albano vuole boicottarlo

La giudice e leader di Md: "Mandare i clandestini lì è inutile, tanto li facciamo tornare". L'ira di Kelany (Fdi)

Cpr in Albania, toghe in tilt. La Albano vuole boicottarlo
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"Resteranno soltanto macerie". Il funereo presagio della presidente di Corte d'Appello Silvia Albano diventa realtà nell'ennesimo attacco alla sovranità del Parlamento e del governo: "Sull'immigrazione cercano lo scontro", si lascia scappare al Fatto quotidiano il magistrato di Magistratura democratica alla notizia che il Cpr in Albania opera a pieno regime con 90 clandestini pronti per essere espulsi, come ha rivelato il Giornale.

Tra i migranti trattenuti nel centro di Gjader ci sono persone destinatarie di provvedimenti di allontanamento dall'Italia, persone con fedine penali sterminate ma secondo le Ong presenti alla visita ispettiva della parlamentare Pd Rachele Scarpa almeno due delle persone incontrate sarebbero già state trattenute a Gjader, poi riportate in Italia e ora nuovamente trasferite in Albania. "Un rimbalzo forzato che evidenzia la natura profondamente lesiva e propagandistica di questo sistema", dice la parlamentare. Non solo. Per la prima volta è stato utilizzato il carcere presente nella struttura di Gjader, per la detenzione di una persona accusata di aver commesso un reato mentre si trovava nel Cpr, che poi è stata trasferita in Italia.

La facoltà di trasferire migranti su cui pende un decreto di espulsione da un Cpr a un altro è prevista dalla legge, così come la detenzione in carcere di chi commette reati. Ma la Albano insiste: "Non mi risulta che siano così sovraffollati (merito del crollo degli sbarchi del 60%, ndr) il trasferimento nel Cpr albanese non è garanzia di rimpatrio. Anzi, i pochi rimpatriati sono sempre stati riportati in Italia perché la legge non ammette espulsioni dall'estero. Perché insistere?". Può un giudice minacciare l'esercizio della funzione giurisdizionale del Parlamento dicendo: inutile mandarli lì tanto li rispediamo indietro? Se non è eversione poco ci manca, con buona pace dell'appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad abbassare i toni.

Sara Kelany, responsabile Immigrazione di Fratelli d'Italia, usa parole molto più caute: "Alcuni magistrati impegnati ideologicamente a sinistra stanno tentando di contrastare le politiche migratorie del governo". È vero che il Protocollo Italia-Albania sia sotto esame alla Corte di giustizia Ue ma l'escamotage che "basta dare domanda d'asilo perché la Corte d'Appello di Roma ne ordini il rientro" come suggerisce il giudice è ormai un'arma spuntata, come la presunta illegittimità sui trattenimenti che la Albano invoca chiamando in causa la Corte Costituzionale. Dalla magistratura più ideologica arriva una chiamata alle armi a cui ha già risposto l'Associazione per gli studi giuridici sull'Immigrazione, che contesta l'entrata in vigore dal 12 giugno 2026 del nuovo Patto immigrazione e asilo, accusato di "svuotare di effettività il diritto di asilo" e di impoverire "la possibilità di ottenere protezione". L'obiettivo è usare la Costituzione e il diritto internazionale contro il nuovo diritto Ue utilizzando strumenti come il rinvio pregiudiziale di validità e il giudizio di legittimità costituzionale, con la solita mobilitazione di istituzioni, Ong pro migranti e società civile. La posta in palio, come sappiamo, è più alta. Non solo la separazione delle carriere prevista dalla riforma che la Albano legittimamente osteggia, bisogna ostacolare le politiche migratorie che questo esecutivo porta avanti in ossequio al programma elettorale per cui il centrodestra è stato votato.

L'Italia ha sostanzialmente ispirato il nuovo Piano Ue, gli hotspot extra europei per i rimpatri accelerati e la lista unica europea dei "Paesi sicuri", essendo il Paese frontiera che in questi anni di accoglienza indiscriminata, diventata inevitabilmente un'emergenza di ordine pubblico (le carceri sono piene di clandestini condannati per terrorismo, violenze sessuali o aggressioni), ha subito i danni peggiori dalla mancata pianificazione europea, un errore fatale per la sopravvivenza dell'Europa che la riforma ha in animo di correggere.

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