Renzi mette una pietra sul Conte bis: "È finito, ora parliamo del dopo"

Il leader di Iv, Matteo Renzi, ha avuto contatti con il Pd dopo l’ultimo intervento del premier in tv. Le mosse in vista della possibile crisi di governo

Renzi mette una pietra sul Conte bis: "È finito, ora parliamo del dopo"

L’inizio del prossimo anno potrebbe portare con sé novità politiche di grande rilievo. A sentire le parole di Matteo Renzi, infatti, pare di capire che il governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte abbia ormai i giorni contati.

Come racconta il Corriere della Sera, dopo l’ultimo intervento del premier in tv il leader di Iv è stato netto:"L’esperienza del Conte II per me è già archiviata. Se volete discutiamo sul dopo". La crisi potrebbe partire subito dopo l’Epifania. Ciò non significa automaticamente che gli italiani saranno chiamati alle urne. Le elezioni non convengono a tutti, soprattutto al M5s che andrebbe incontro ad una pesantissima disfatta (almeno se ci si fida dei numeri dei sondaggi) e alla stessa Iv che rischierebbe di prendere solo una manciata di seggi. Possibile, invece, che si cerchino in Parlamento i numeri per un’altra maggioranza. Con questa soluzione si potrebbe sventare le mosse da parte di possibili "responsabili" in sostegno di Giuseppi.

Non tutti, specialmente tra i suoi ex colleghi di partito, credono che Renzi sia davvero pronto a staccare la spina al governo. Troppi i rischi e le incognite. Eppure l’ex rottamatore non avrebbe intenzione di fare marcia indietro tanto che avrebbe ammesso che "dovrei nascondermi su Marte se cambiassi idea". Ma in politica mai dire mai. Lo stesso Renzi promise di lasciare la politica se al referendum costituzionale del dicembre 2016 avessero vinto i No. Cosa poi accaduta. E sappiamo come è andata a finire. L’attuale senatore non ha abbandonato la politica ma solo il Pd per fondare Iv.

L’imminente futuro potrebbe regalare sorprese. Renzi ha nel mirino il premier Conte per le delicate questioni della governance del Recovery Fund e della delega dei servizi segreti. Gli avvisi rivolti al presidente del Consiglio sono partiti da tempo. Finora, però, pochi i risultati. "L’hai sentito cos’ha detto sulla delega dei Servizi?", ha commentato con un dirigente del Pd: «Ne ha fatto un problema di partito. Battuta degna di un analfabeta istituzionale».

Le prossime mosse

Il primo passo, ricorda ancora il Corriere, verrà formalizzato domani quando saranno presentate le osservazioni di Iv alla bozza sul Recovery plan redatta da Palazzo Chigi. Il documento consta di trenta pagine e un centinaio di obiezioni gli serviranno per bocciare "un collage di ovvietà senza visione, zeppo di ripetizioni e con paragrafi sbagliati". Già questo potrebbe essere un duro colpo all’esecutivo.

Vi è anche un secondo passo: l’intervento di Renzi al Senato a fine anno su una Finanziaria che voterà per evitare al Paese l’esercizio provvisorio. Infine il terzo atto, quello su cui molti nutrono riserve, avverrà "i primi giorni di gennaio, quando mi farò carico del coraggio anche per Di Maio e Zingaretti". Una battuta al vetriolo dedicata al ministro degli Esteri e al segretario del Pd per ricordare ciò che un esponente dem al governo non fatica a riconoscere: "Un mese fa circa, metà del mio partito e un pezzo di M5S avevano stretto un patto con Renzi, tranne poi ritrarsi". Ma Conte non deve guardarsi solo da Renzi. Perché voci critiche al suo operato, seppur non troppo alla luce del sole, ci sarebbero anche negli altri partiti della maggioranza che lo sostiene.

In cerca di una nuova maggioranza

Il conto alla rovescia che segnerà la fine del Conte II sembra essere partito. Per il momento a tenere unita la maggioranza sono, paradossalmente, le differenze tra alleati così come le rivalità tra i leader. Ma anche il tempo dei paradossi prima o poi avrà termine perché come ha spiegato in un colloquio riservato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, "bisogna intanto resettare tutto e ricostruire un clima di fiducia reciproco". Difficile, però, ipotizzare che si possa ripartire con gli stessi attori che lavorano in uno scenario rimasto sostanzialmente identico.

Non si può escludere che, a causa dei veti contrapposti e della volontà di non andare alle urne, nasca un nuovo governo guidato ancora dall’attuale premier. "Può essere, anche se dare la fiducia a un Conte 3 — ha confidato Renzi a un esponente del Pd — mi costerebbe". Una "pazza" idea ma se fosse l’unica strada percorribile allora i giallorossi potrebbero essere tentati dal percorrerla. Il problema sarà capire se a quel punto i confini della maggioranza saranno allargati alle forze di centrodestra in una sorta di governo di unità nazionale. Ma a quel punto le voci sarebbero tante e diverse. Non proèprio il massimo per un governo di coesione.

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