Per la crisi al vertice Mps soluzione in tempi stretti

L'ipotesi di un cda già per domani. Si cerca un ad anche "a tempo" in grado di trovare subito 5 miliardi

Per la crisi al vertice Mps soluzione in tempi stretti

Il giorno dopo le dimissioni dell'amministratore delegato del Monte dei Paschi, Fabrizio Viola, la domanda che ha tenuto banco nelle sale operative mentre sugli schermi il titolo Mps finiva sulle montagne russe (ha aperto in rialzo dell'1% per poi chiudere con un -2,2%) è stata: chi avrà il coraggio di prendere in mano il timone di Rocca Salimbeni? La missione richiede nervi saldi e gran coraggio. Entro il entro il 26-27 settembre il nuovo ad dovrà varare un piano industriale convincente soprattutto agli occhi della Bce, decidere l'entità dell'aumento di capitale già approvato fino a 5 miliardi (ma gli occhi sono puntati sull'effettivo «obolo» che sarà chiesto al mercato) e poi convincere gli investitori a partecipare. Trovando possibilmente fra questi il cavaliere bianco - che gli addetti ai lavori chiamano anchor investor - che salverà la Cenerentola Mps e ne diventerà socio di riferimento. Ovvero se la porterà via.

Il toto-candidato è già impazzito, come del resto era successo per il vertice di Unicredit, tanto che molti nomi sono gli stessi comparsi per il posto di Federico Ghizzoni poi sostituito col francese Jean Pierre Mustier. Tra questi, il più discusso è sicuramente quello di Marco Morelli: dal 2006 al 2010, dunque ai tempi della gestione Mussari e dell'acquisto di Antonveneta, è stato vice direttore generale del Monte e conosce bene il piano in corso perché oggi è responsabile in Italia di Bofa Merrill Lynch che fa parte del consorzio di pre-garanzia dell'aumento. Inoltre sarebbe vicino alla banca regista del salvataggio Jp Morgan, dove è entrato nel 1994 inizialmente a Londra e poi in Italia arrivando ad occupare posizioni di vertice. Ma proprio i sui trascorsi senesi avrebbero fatto alzare i «corvi» sul suo nome, sebbene Morelli sia uscito indenne dall'inchiesta giudiziaria sull'operazione «Fresh» (servita a finanziare l'operazione Antonveneta), con la richiesta di archiviazione da parte dei pm.

Nella girandola di scommesse, qualcuno azzarda anche l'ipotesi di una donna al timone come Alessandra Perrazzelli oggi a capo della squadra italiana di Barclays.

Ma chi arriverà potrebbe anche essere costretto a rifare le valigie fra pochi mesi se e quando si presenterà alla porta un «salvatore». Chi metterà i soldi, vorrà anche scegliere chi starà sul ponte di comando a fianco di Tononi che dovrebbe restare presidente. E che in queste ore è al lavoro sulla rosa di papabili ad insieme al presidente del Comitato Nomine (nonché socio e consigliere di amministrazione), Alessandro Falciai, e i cacciatori di teste Egon Zehnder.

Intanto anche a Roma assicurano che il successore di Viola verrà nominato a giorni, che è possibile una designazione già in un cda domani per poi passare il profilo alla Vigilanza di Francoforte e entro martedì annunciare il nome. Ieri Matteo Renzi, a margine del Vertice sul Mediterraneo, ha sottolineato che «la strada è tracciata ed è quella della messa in sicurezza definitiva del sistema bancario, con le aggregazioni delle popolari e gli aumenti di capitale. Sono molto più confidente di due mesi fa». Tace il ministro del Tesoro (azionista con il 4% del Monte) Piercarlo Padoan che, secondo alcuni, avrebbe guidato la fronda anti-Viola. Altri fanno notare come il Mef abbia semplicemente ascoltato l'«umore» degli investitori che nei recenti sondaggi avrebbero chiesto un cambio di passo, non avendo voglia di mettere soldi in un nuovo aumento di capitale, dopo che Viola negli ultimi anni aveva già chiesto 8 miliardi senza ottenere una vera svolta.

Di certo, va trovato in fretta un ad capace di «imparare» il maxi riassetto in poche settimane perchè sia la ricapitalizzazione sia la più grande operazione di cessione di sofferenze mai fatta in Italia non possono attendere. L'ipotesi di far slittare l'aumento al 2017 sarebbe infatti rischiosa visto che nei primi mesi dell'anno prossimo anche Unicredit chiederà aiuto al mercato (circa 10 miliardi, scriveva ieri il Financial Times).

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