Da una parte la crisi che sta paralizzando lo Stretto di Hormuz, dall'altra il pressing sull'Ue in vista dell'imminente Consiglio europeo in programma a Cipro giovedì e nel quale si affronterà inevitabilmente il problema del caro-energia e degli strumenti a disposizione di Bruxelles per cercare di far fronte alla crisi. Per Giorgia Meloni si è aperta una settimana che sarà impegnativa non solo sul fronte interno (con il confronto in corso con il Quirinale sul dl sicurezza), ma anche e soprattutto sul versante esterno.
In attesa del secondo round di colloqui Usa-Iran in programma oggi a Islamabad, infatti, dopo il vertice di Parigi i cosiddetti "volenterosi" per Horumz continuano a interrogarsi su un'eventuale missione di scorta e protezione del commercio navale nello Stretto, snodo fondamentale per riportare i combustibili ai prezzi che avevano prima che Usa e Israele decidessero di attaccare l'Iran. Se mai ce ne fosse stato bisogno, ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto ha di fatto ammesso che l'ipotesi di una missione sotto egida Onu è ormai stata archiviata. "Sono stato il primo a parlare della necessità di un mandato delle Nazioni Unite e ho la totale certezza che sarebbe molto meglio, ma - dice alla presentazione del libro di Carlo Calenda - può essere bloccato in Consiglio di sicurezza dal primo che si alza". Insomma, "se devo scegliere pragmaticamente fra la necessità di mettere in sicurezza Hormuz con una coalizione internazionale con 30 o 50 nazioni perché quella crisi entra in ogni casa, lo faccio anche senza mandato dell'Onu, che vorrei a tutti i costi ma che magari viene bloccato dalla Russia per qualche motivo".
Domani, intanto, la Commissione Ue presenterà "Accelerate Eu", un piano per fornire ai Paesi membri una serie di misure per fronteggiare la crisi che sta già impattando sulla quotidianità. In verità, le misure sono quelle già annunciate (a partire dallo smart working), interventi che Meloni reputa decisamente troppo poco impattanti. La premier vedrebbe invece di buon grado misure sugli extra-profitti dei big dell'energia europea, come pure la sospensione degli Ets, una sorta di tassa europea sulle emissioni. Temi su cui l'Ue non ha però una posizione comune e su cui potrebbe esserci un confronto nel corso del Consiglio Ue informale che si terrà a Nicosia.
Intanto, ieri la premier ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente del Kenya William Ruto. Un faccia a faccia per mettere a punto un "piano triennale di cooperazione" tra Roma e Nairobi. "Strategica - dice Meloni durante le comunicazioni congiunte alla stampa - è la collaborazione in materia difesa e nel settore spaziale". E ancora: "I nostri rapporti bilaterali in questi anni hanno avuto un significativo salto di qualità, soprattutto grazie all'attuazione del Piano Mattei per l'Africa. Il Kenya è uno dei paesi chiave di questa iniziativa e con il presidente Ruto abbiamo lavorato fin da subito per identificare le priorità giuste, per avviare interventi importanti nel campo dell'energia, dell'agricoltura, della formazione e del rafforzamento della resilienza climatica".
"Penso che oggi più che mai - conclude la premier con uno sguardo che va oltre le relazioni diplomatiche con il Kenya - dobbiamo lavorare con forza e determinazione per ridurre i fattori di instabilità e di rischio di potenziali effetti domino. L'Italia non si è mai tirata indietro su questo e continuerà a fare la propria parte ad ogni livello".