Cuba, il regime ha paura. Il piano di Raùl Castro per fuggire in Sudafrica

L'ex presidente spaventato dalle manifestazioni. "Servizi allertati per farlo espatriare domenica"

Cuba, il regime ha paura. Il piano di Raùl Castro per fuggire in Sudafrica

Il 90enne Raúl Castro aveva giù preparato la sua fuga domenica scorsa, 11 luglio, quando sembravano inarrestabili le proteste quasi ovunque pacifiche e diffusesi a tempo record in almeno 40 città di Cuba. Proteste che hanno fatto tremare i polsi del regime comunista che da oltre 62 anni ininterrotti fa il bello e cattivo tempo all'Avana ed hanno provocato una vera e propria ondata di panico ai vertici del potere, poco più di una settimana fa.

Lo scoop con i dettagli della fuga programmata in fretta e furia di Raúl Castro lo ha pubblicato ieri il quotidiano spagnolo ABC, a firma del suo capo degli Esteri, l'esperto e sempre ben informato Alexis Rodríguez. Grida «libertà, libertà!» la gente di Camaguey, Holguin, Ciego de Ávila e Santiago de Cuba, mentre la massa di cubani furenti con il regime comunista sembra inarrestabile e le immagini in diretta social delle proteste davanti al Campidoglio, il simbolo del potere politico della capitale cubana, fanno il giro del mondo. In quelle ore la dittatura si spaventa e scopre che la chiusura di Internet sull'isola non riesce a fermare i manifestanti perché la generazione under 40 sa usare le reti private virtuali (VPN) per aggirare la censura. I militari si riuniscono d'urgenza in Consiglio di Sicurezza, l'esecutivo del governo gestito dai militari e dal partito comunista (sinora un tutt'uno) con Raúl in testa ma senza la partecipazione del debole presidente Miguel Díaz-Canel. In quelle ore concitate «l'autostoppista», così i militari chiamano sprezzantemente il presidente, viene mandato nelle strade di San Antonio de los Baños, la cittadina a 26 chilometri dall'Avana da dove la protesta si è diffusa su tutta l'isola, per tentare (inutilmente) di calmare gli animi del pueblo. Viene sonoramente fischiato, le sue guardie del corpo spinte e Díaz-Canel «consuma quel poco di capitale che aveva in quei giorni», scrive Rodríguez. Intanto nella riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza si vedono scene di tensione con «grida, discussioni, disaccordi e dimissioni mai vissute nelle alte sfere del potere cubano» da quando, il primo gennaio del 1959 i barbudos guidati da Fidel Castro, Camilo Cienfuegos, Raúl, Che Guevara e Huber Mattos presero il potere.

Impossibile accordarsi sulle misure da adottare per fermare le proteste perché i più giovani generali dell'Esercito e della Polizia Nazionale Rivoluzionaria, si rifiutano di usare la forza contro la popolazione civile. Il viceministro degli Interni, il generale di brigata Jesús Manuel Burón, presenta le sue dimissioni dopo aver messo in discussione il processo decisionale all'interno del ministero e del Consiglio di Sicurezza, criticando l'uso eccessivo delle forze di polizia per reprimere il popolo. Il personale militare più vicino a Raúl ed i servizi segreti intanto attivano il piano di fuga che hanno sempre pronto in caso possano sorgere situazioni altamente pericolose per il fratello di Fidel. Il vecchio leader, che si sta curando per il suo cancro all'esofago ed al retto soffre anche di cirrosi epatica cronica a causa della sua vecchia dipendenza dall'alcol e deve essere portato al sicuro nel caso la situazione precipiti. I servizi segreti addestrati dalla Stasi dell'ex DDR e dal KGB hanno pronto l'Ilyushin Il-96 al piccolo aeroporto civile di Baracoa.

La destinazione più logica sarebbe il Venezuela, ma forse proprio per questo e per altri aspetti considerati in quella concitata giornata, decidono che l'opzione migliore è il Sudafrica. Il velivolo può arrivarci senza problemi, inoltre il Sudafrica non ha un trattato di estradizione con Cuba ed i gerarchi del regime fanno da tempo affaroni in quel paese. Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, il poderoso deus ex machina di Gaesa, il conglomerato di aziende statali gestite dai militari che tutto decide in materia economica a Cuba nonché ex cognato di Raúl, era in Sud L'Africa 50 giorni fa. Inoltre, lì ci sono dei vecchi amici che devono dei favori alla dittatura cubana dai tempi della guerra in Angola. Poche ore dopo, però, non appena il governo ha ripreso il controllo di internet e i militari quello delle strade con una repressione brutale, il piano di fuga viene disattivato. Almeno per ora.