Dai versi omofobi su Tiziano Ferro e i würstel al silenzio su Amazon (di cui è testimonial)

I testi anti-gay prima della svolta "impegnata". E sui lavoratori senza diritti...

Dai versi omofobi su Tiziano Ferro e i würstel al silenzio su Amazon (di cui è testimonial)

Ripercorrere la carriera pubblica e musicale di Fedez, significa imbattersi in un coacervo di contraddizioni e incoerenze di un personaggio che oggi si erge a paladino dei diritti ma verso cui si addice alla perfezione la massima «chi è senza peccato scagli la prima pietra». Ci verrà perdonata la citazione dal Vangelo che rischiamo di poter utilizzare ancora per poco poiché, se il Ddl Zan dovesse diventare legge, esprimere idee e opinioni ascrivibili a un pensiero di matrice cristiana e cattolica, potrebbe portare ad essere indagati contraddicendo l'articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà di parola e di espressione.

Fedez, impegnato in prima linea per sostenere il disegno di legge, è la stessa persona che in una sua canzone affermava: Mi interessa che Tiziano Ferro abbia fatto outing / Ora so che ha mangiato più wurstel che crauti / Si era presentato in modo strano con Cristicchi / Ciao sono Tiziano, non è che me lo ficchi?.

Tralasciando la profondità artistica del testo, colpisce la contraddittorietà nel farsi portavoce di una legge che lo avrebbe punito per queste parole. Per difendersi dalle critiche, Fedez ha affermato che al tempo aveva «solo 19 anni» aggiungendo «comunque tutti cambiano idea» e concludendo, con un'acrobatica arrampicata sugli specchi «la mia canzone si intitola Tutto il contrario, io scrivo tutto il contrario di quello che penso». Peccato che Tiziano Ferro non sia molto d'accordo a giudicare dalle accuse rivolte a Fedez nel 2019 di fare il «bullo contro gli omosessuali».

In effetti nel 2011 il rapper milanese ci ricasca e in un'altra sua canzone afferma non fare l'emo froc** con lo smalto sulle dita, salvo poi lanciare di recente lui stesso una marca di smalti.

Ma le contraddizioni non finiscono qui. Il concerto del primo maggio poteva rappresentare un'importante occasione per porre enfasi sulla necessità di aiutare i lavoratori in un anno complicato come quello che abbiamo vissuto. Eppure, se si eccettua un breve passaggio dedicato ai lavoratori dello spettacolo in cui si è appellato al premier Draghi, Fedez ha preferito utilizzare il palco per un comizio politico. Nella sua polemica contro la Rai, fa riflettere il fatto che abbia di recente condotto una serie tv per Amazon e collabori con il colosso dell'e-commerce finito in numerose occasioni sotto l'occhio del ciclone a livello internazionale per inchieste sui diritti dei lavoratori.

Il rapper non si accorge di aver intrapreso una strada tortuosa e pericolosa. Ergendosi a paladino del politicamente corretto, Fedez contraddice il senso stesso del rap che è provocazione, testi dissacranti e polemici. È il risultato di chi ha trasformato la musica in politica senza comprendere che il dibattito è molto più ampio di una singola proposta di legge ma riguarda la società in cui vogliamo vivere; se una democrazia in cui poterci esprimere in libertà nel rispetto delle reciproche idee, oppure un Paese in cui qualsiasi voce non allineata deve essere tacitata.

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