Dall'Alpha alla Delta, l'alfabeto della paura. Tutte le volte che abbiamo gridato "al lupo"

Il virus è già mutato spesso. Gli scienziati sono cauti: "Niente allarmismi"

Dall'Alpha alla Delta, l'alfabeto della paura. Tutte le volte che abbiamo gridato "al lupo"

Uno passa tutta la vita a chiedersi perché ha fatto il classico, poi arriva un cavolo di virus e improvvisamente capisce il motivo: quelle quattro nozioni in croce di greco, compreso quell'alfabeto astruso da cui vengono pescati i nomi delle varanti del Sars-Cov2 che ti agitano quasi quanto una versione di Democrito.

Alfa, beta, gamma, delta, poi un balzo fino alla omicron (passando per le minori epsilon, eta, kappa e lambda, e saltando per vari motivi nu o ni e xi). Tutte le nostre paure in ordine alfabetico. Perché ogni volta che una variante del Coronavirus si diffonde, con il suo armamentario di mutazioni del codice genetico, porta con sé la paura della marmotta: quella di ricominciare tutto da capo senza uscirne mai. Sarà più trasmissibile? Provocherà forme più severe della malattia? Farà marameo al vaccino così faticosamente ottenuto? Domande legittime, alle quali la scienza ha dato risposte caute. Ma alla fine, un anno e mezzo e passa dall'inizio della pandemia, dobbiamo riconoscere due cose: 1) non ne siamo ancora usciti; 2) siamo ancora quasi tutti vivi a discuterne. Questo vuol dire che ogni nuova variante ha alzato la posta, ma noi abbiamo saputo rispondere, grazie essenzialmente alla risorsa dei vaccini che in troppi mostrano di snobbare. È questo il motivo per cui il 28 novembre 2020 c'erano 686 morti e ieri 47, e 3.762 posti in terapia intensiva occupati e ieri 638.

Sono quattro le varianti principali del Sars-Cov2 definite dall'Ecdc «variants of concern» e quindi più pericolosa. La prima variante, la Alpha (nome scientifico B.1.1.7) venne isolata nel settembre 2020 in Gran Bretagna, anche se il primo caso in Europa si verificò il 9 novembre 2020. Fu uno spauracchio non da poco: i vaccini ancora non erano diffusi e ci spaventammo parecchio per questo twist con 23 mutazioni rispetto al ceppo originario e che contagiava con assai maggiore efficienza rispetto al Sars-Cov2 basico, fino al 70 per cento in più. Uno studio dimostrò che a gennaio i casi di infezioni raddoppiavano ogni dieci giorni a causa della variante inglese, che nel frattempo è quasi un ricordo.

Venne dopo la variante Beta (B.a.351) che arrivò dal Sudafrica come la Omicron. Sembrava una bestia nera, non solo perché supercontagiosa come la Alpha, ma anche perché apparentemente più resistente ai vaccini. Ma alla fine anche quella fu fronteggiata pur se con qualche perdita. Fu poi la volta della Gamma, la variante brasiliana anche se isolata in Giappone. Anche questa si rivelò più trasmissibile ma non più cattiva in termine di conseguenze. Infine la Delta, quella con cui ci troviamo oggi a combattere principalmente (B.1.167.2) isolata per la prima volta in India, e la più pericolosa del mazzo almeno finora: è ancora più contagiosa e provoca sintomi nuovi come mal di stomaco e dolori articolari. Avversari sempre nuovi, che fanno pensare a una guerra molto lunga. Per questo meglio non sprecare munizioni.

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