Cronache

Dallo spazio all'Ironman. "Le mie sfide in solitaria"

L'astronauta Luca Parmitano: "Correre mi aiuta a pensare, come passeggiare nel cosmo"

Dallo spazio all'Ironman. "Le mie sfide in solitaria"

Guardare la Terra dallo spazio o dal mare. Per studiarla e ammirarla, per disperarsi per ciò che le sta capitando. Vita strana quella degli astronauti. Fatta di sogni ma poi di studi, di test, di missioni che durano mesi, di lontananza. E anche di paure.

Luca Parmitano, 46 anni catanese, una laurea in scienze politiche all'Università di Napoli Federico II e poi un diploma all'Accademia Aeronautica Militare di Pozzuoli da cui è partito verso una brillante carriera di pilota di caccia prima e di astronauta poi, è anche un ottimo triatleta. Pochi giorni fa era al Quirinale a Roma in divisa dell'aeronautica a ricevere dalle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'Onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito, ieri mattina sulla spiaggia di Marina di campo all'Elba pronto con la muta a tuffarsi per portare a termine «Elbaman» un triathlon sulla distanza media che lo ha visto nuotare per 1,9 chilometri, pedalare per 90 sui saliscendi dell'isola e alla fine correre in 21 chilometri di una mezza maratona.

«Ho scoperto il triathlon dodici anni fa a Houston guardano un mio dirimpettaio che si allenava - racconta - Così quando mi ha proposto di partecipare ad una gara sprint che si correva da quelle parti, mi sono fatto prestare una vecchia bici e ho provato. Non ho più smesso...».

Quella dell'Isola d'Elba, oltre ad essere la sfida più antica che si svolge su questa distanza in Italia, è anche una delle più difficili ma Parmitano nel 2014, undici mesi dopo essere tornato da una missione spaziale, aveva già partecipato all'Ironman di Kona alle Hawaii, la finale mondiale: 3,9 km di nuoto, 180 in bici e 42 di corsa. «Per noi astronauti l'allenamento fisico è fondamentale - spiega - Ci alleniamo a terra ma anche quando siamo in orbita per almeno due ore e mezzo ogni giorno. Una stazione spaziale non è piccolissima come si pensa perchè, con spazi distribuiti diversamente, ha le stesse dimensioni di un Boeig 747. Abbiamo tre tipi di macchinari a bordo: una specie di cyclette che ci permette di fare un allenamento cardiovascolare, un tapis per correre su cui ci si può appoggiare solo grazie ad una imbracatura che garantisce l'impatto con il nastro ed è importante per mantenere la densità ossea e muscolare e un Ared che è un macchinario fatto di bilancieri che permette di fare i pesi in un luogo dove non c'è gravità. E nonostante questo dopo una missione di mesi quando si rientra a livello fisico un certo deficit lo si accusa».

Parmitano nel 2009 viene selezionato come astronauta dell'Esa ed è stato il primo italiano a coprire il ruolo di Comandante della Stazione Spaziale Internazionale: ha all'attivo due missioni nello spazio, sei «passeggiate spaziali» e centinaia di ore di lavoro dedicate ad esperimenti europei ed internazionali. Cosa accomuna lo sport al suo mestiere? «Nello spazio come in un triathlon in mare o in bici si è spesso soli. La solitudine serve per rimettere in ordine le cose nella nostra testa, per capire come affrontare un problema. Se non è risolvibile allora non è più un problema ma un fatto, non serve perderci il sonno, meglio spendere le proprie energie per capire come conviverci». Lo sport è fatica conosciuta per chi è abituato ad andare in orbita dove preparazione, sacrifici e rinunce sono normalità. «Nelle missioni così come in una gara le difficoltà ci sono sempre- spiega - Ammetterlo è il primo passo per mettere a punto una strategia e venirne a capo». Che poi è il senso della sfida, sia essa una missione sulla Luna o i chilometri infiniti dell'Elbaman.

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