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Dazi, Palazzo Chigi prende atto della sentenza. Timori per altre misure e occhi sul Congresso

Difficile valutare fino in fondo l'impatto. "Ma l'export italiano terrà". Eurocamera, congelato il voto sull'intesa tra Usa e Ue

Dazi, Palazzo Chigi prende atto della sentenza. Timori per altre misure e occhi sul Congresso

La notizia della bocciatura da parte della Corte suprema americana dei dazi imposti a mezzo mondo da Donald Trump viene accolta in Italia con la consueta logica delle tifoserie. Al punto che l'opposizione - dal Pd al M5s, passando per Avs e +Europa - coglie l'occasione per puntare il dito contro Giorgia Meloni e chiederle polemicamente se ora "farà un video per attaccare i giudici americani". Confondendo, evidentemente, la cautela politica con cui in questo anno la premier si è relazionata con l'inquilino della Casa Bianca con un suo sostegno alla politica delle tariffe imposta da Washington. Non è ovviamente così e in cuor suo difficilmente Meloni non sarà contenta del verdetto della Corte suprema americana che, in qualche modo, rimette la palla al centro nella delicatissima partita dei dazi.

Il punto, però, è cosa succede da qui in poi. Perché la sentenza - spiega un big di Fdi vicino al dossier - è sì "un'opportunità", ma rischia anche di "portarsi dietro uno scenario di incertezza". Insomma, non è certamente l'ultimo capitolo di una storia che in buona parte è ancora da scrivere e di cui ne sapremo davvero di più solo dopo che Trump avrà fatto chiarezza sui termini del suo già annunciato "piano di riserva". Di certo la direzione in cui va è chiara, visto che già ieri sera il presidente americano ha annunciato che firmerà "un ordine per imporre dazi globali del 10% in aggiunta alle tariffe già esistenti". L'ex tycoon, dunque, tira dritto. E lo fa sulla base della Section 122 del Trade Act del 1974, quella che consente l'introduzione di dazi globali fino al 15% ma per un periodo di soli 150 giorni. Ancora una volta, dunque, si affida a poteri emergenziali, proprio quelli che la Corte Suprema americana ha bocciato. Con il rischio che il caos commerciale si vada sempre più accentuando anche a causa dei possibili ricorsi da parte dei singoli importatori che in questi mesi hanno pagato tariffe che i giudici americani hanno bocciato. "Rimborsare? Passeremo i prossimi cinque anni in tribunale", ha detto Trump.

Di qui la prudenza di Meloni, convinta che alla fine l'export italiano terrà. Sulla questione la premier non si è pubblicamente pronunciata, come del resto ha fatto tutta Fratelli d'Italia. E lo stesso approccio hanno tenuto quasi tutti i capi di governo europei, mentre l'Eurocamera ha congelato il voto sull'intesa tariffaria Usa-Ue. In questo momento, infatti, la priorità è quella di non inasprire ulteriormente il clima, anche alla luce delle sconclusionate accuse di Trump secondo cui la Corte suprema americana è "influenzata da interessi stranieri". Una considerazione che, se la questione non fosse così seria, si meriterebbe una sonora risata.

La speranza è che nei prossimi giorni il presidente Usa scenda dalle barricate e decida magari di abbandonare la legislazione emergenziale e passare per il Congresso, circostanza che ieri Trump ha però pubblicamente escluso. Se entrassero in gioco la Camera dei rappresentanti e il Senato, infatti, ci sarebbero più margini per sperare in misure meno rigide, visto che anche un pezzo del Partito repubblicano non condivide la linea dura della Casa Bianca.

A quel punto sarebbero possibili delle interlocuzioni dirette anche attraverso i canali di collegamento tra Fdi e il Gop, come accaduto in dicembre per i dazi sulla pasta che sono stati ridotti grazie al lavoro dell'interguppo parlamentare di amicizia Italia-Usa che ha dialogato con una delegazione speculare del Congresso.

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