Pd spaccato su Letta: caos per il ddl Zan

Forti mal di pancia tra i senatori del Pd per la linea del segretario sul Ddl Zan. Ora si allarga il fronte dei parlamentari disposti al dialogo

Pd spaccato su Letta: caos per il ddl Zan

Il segretario Enrico Letta non sente ragione alcuna: il vertice del Partito Democratico non ha intenzione di mediare sul Ddl Zan. L'assemblea del Pd, che si è svolta in queste ore, ha raccontato di una spaccatura nelle principale formazione politica di centrosinistra.

Il provvedimento, per Enrico Letta, non dev'essere sottoposto a modifiche, nonostante da più parti, da Matteo Salvini a Matteo Renzi, siano arrivate aperture in tal senso. Perché il Ddl Zan deve passare "così com'è", come ascoltiamo ripetere da giorni. Il rischio, però, è alto: i numeri in Senato potrebbero rivelarsi insufficienti. Anzi, esiste più di un avvisaglia che lo siano.

L'impostazione dell'ex presidente del Consiglio convince sempre meno dalle parti del Nazareno, mentre la consapevolezza dell'azzardo si allarga a macchia d'olio tra i senatori del Pd. Se prima di oggi le perplessità, peraltro già esistenti, potevano essere tenute nascoste, adesso la scena appare mutata, con molti parlamentari che sembrano disposti a cedere qualcosa, pur di far approvare il provvedimento

Le difficoltà del Pd, dopo le votazioni intercorse in Senato, sono divenute palesi, oltre ad essere state certificate dall'assemblea legislativa. In relazione ai voti disponibili in Senato, è utile ricordare come per la sospensiva sia stato necessario il voto dell'ex grillino Ciampolillo. Un solo voto di scarto non assomiglia ad una situazione di partenza ottimale.

Proprio in queste ore, emerge più di un retroscena. Tpi racconta del "clima" vissuto in assemblea di gruppo, arrivando a parlare di "resa dei conti". Fino a poco tempo fa, non era neppure detto che l'assemblea venisse convocata, sottolinea la fonte. La dialettica interna è animata dai lettiani di ferro, ossia da coloro che fanno dell'approvazione del Ddl Zan "così com'è" una questione politica, e da un fronte più elastico, che è per lo più composto dai senatori che appartengono alla corrente denominata "Base riformista". La stessa che sembra preferire che la legge venga approvata per mezzo del dialogo con le altre forze partitiche. Quantomeno per raggiungere un risultato in grado di tutelare la minoranza Lgbt. Tra i senatori aperturisti, l'ex ministro Valeria Fedeli ed il senatore Andrea Marcucci. Questo, al momento, è lo stato dell'arte.

Un altro senatore, Alessandro Alfieri, che di Base Riformista è il coordinatore, si è espresso poco fa: "Penso - ha incalzato il parlamentare, come ripercorre l'Agi - che il Pd debba dimostrarsi aperto a comprendere le ragioni degli indecisi e degli incerti nelle altre forze politiche. Seguiremo con la massima attenzione i prossimi passaggi senza mai arretrare dal nostro obiettivo che per noi resta allargare tutele e diritti di chi viene discriminato. Faremo di tutto - ha tuonato - per portare a casa questo risultato", ha aggiunto. Insomma c'è chi vuole che il Ddl Zan venga salvato dal possibile macero dei numeri del Senato e chi, al contrario, preferisce il muro contro muro, che però può significare fallimento.

Il Pd, ancora, deve fare i conti con altre due variabili: i parlamentari cattolici, che dopo la nota diplomatica del Vaticano potrebbero aver nutrito qualche dubbio in più sulla bontà del Ddl Zan, e l'eventualità che il fronte dei lettiani - come peraltro sembra suggerire la ricostruzione di Tpi - possa sfilacciarsi.

Al "Vietnam" parlamentare, può essere associata pure la variabile grillina: Giuseppe Conte non si è mai espresso sul Ddl Zan. L'ex premier non ha una posizione in merito. O almeno non l'ha mai comunicata in pubblico. Difficile che il segretario Enrico Letta abbia avuto rassicurazioni sul voto compatto del gruppo dei senatori pentastellati, considerate pure le assenze durante le votazioni in Senato di questi giorni.

Anche dal punto di vista ideologico il pantano sembra evidente: non tutti i grillini la pensano come il segretario Enrico Letta su questi temi. Il Pd spaccato, la neccesità del voto di Ciampolillo, i dubbi sulla tenuta penstastellata e la mancata presa di posizione di Conte: è in questo quadro che Letta ha intenzione di tirare dritto.

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