De Falco affossa i 5 Stelle: presto gli italiani piangeranno

Il ribelle grillino non vota il bilancio e attacca Di Maio: comportamenti anticostituzionali e succubi di Salvini

De Falco affossa i 5 Stelle: presto gli italiani piangeranno

Il guaio, a ben vedere, è che le noci si mangiano tutto l'anno, non solo a Natale. E che a mangiarle siano scoiattoli in carne ed ossa, non certo il peluche agitato per scherno l'altra notte da un grillino mentre parlava la capogruppo azzurra Bernini.

Grande è l'agitazione nel gruppo 5s, ed eccezionali gli sforzi cui il capo Luigi Di Maio si sta sottoponendo per ribaltare mediaticamente il succo della manovra «del popolo». Fogliettini scritti a mano, dirette social e «lo zio da convincere al cenone»: istruzioni per indorare una pillola il cui sapore agro non sfugge ai tanti «malpancisti» che albergano tra i banchi grillini. Dove però la regola (ancora) vigente è quella della paura di ritorsioni. C'era chi piangeva, l'altra notte: «Decidono tutto loro, non ci dicono niente». Elio Lannutti, già dipietrista di lungo corso, chiuso in un insolito mutismo; l'ex giornalista padano, Gianluigi Paragone, con la testa a Juve-Roma pur di non vedere, non ascoltare, non parlare. Non sono loro, i pochi «big» esposti, le «noci» di un malcontento crescente e tutto da «scovare». Chi non ha visibilità e si ritrova qui grazie all'onda di protesta 5s, quotidianamente invece sfoga nei sussurri il timore di annegare dopo aver soltanto annusato la politica che sognava. Altra chance non ci sarà: giunti al secondo mandato, a casa. Per tenerli buoni, circola già da mesi la voce che la regola dei due mandati salterà. Lo sostiene anche un loro ex collega, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, presidente del movimento Italia in comune, anche se per un altro motivo. «Salterà perché di Maio vuole solo restare a galla, troveranno il modo di aggirare la regola».

A parlare apertamente, liberamente, ritagliandosi un ruolo in Parlamento che potrebbe avere importanti sviluppi, è l'ex ufficiale di Marina Gregorio De Falco, ormai riconosciuto capofila dei dissidenti. «Ora piangiamo noi, poi piangeranno gli italiani», la frase da lui pronunciata l'altra notte, rifiutando di votare la manovra, che resterà impressa a caratteri di fuoco. Ieri ha rincarato la dose in un'intervista all'Huffington. Dettagliato l'elenco di accuse, a partire dal fastidio per la sudditanza nei confronti di Salvini e per finire con «l'atteggiamento sbagliato del governo, non rispettoso né della Costituzione né del buonsenso» E se manca il rispetto «nei confronti del Parlamento» ci dimostriamo anche «incoerenti». Alla domanda se sia pronto a lasciare, De Falco precisa di «voler rimanere nei 5s perché mi ritrovo nei suoi principi, anche se nell'ultimo periodo non sono stati rispettati». Magari ci penseranno alla Casaleggio, a sbatterlo fuori. In ogni caso, è un atteggiamento che rende bene il grado di disillusione provata dai peones che speravano di contare e che vedono infangate le parole d'ordine di pochi mesi fa. Peggio sarà quando capiranno che le scelte della manovra non produrranno gli effetti vantati da Di Maio e Salvini.

Il capo leghista, tra l'altro, è già in campagna elettorale per le Europee e l'altra notte negli auguri ai suoi ha chiesto «ancora un po' di pazienza», perché «a maggio gli equilibri cambieranno». Scenari che inquietano ulteriormente i grillini, che già si sentono a rimorchio e sono vieppiù indispettiti per il ritorno al clima di sospetto, dopo le dichiarazioni di Di Maio che invitavano addirittura a «registrare le avanche di quelli di Forza Italia». Ormai anche andare a prendere un caffè alla buvette è tornato a essere fonte di sospetti e ripicche. Ne fa fede un articolo del Fatto di ieri che relazionava ogni movimento ambiguo, al punto da citare un senatore 5s che, forse a digiuno di buone maniere o con problemi di autostima, si dichiarava perplesso dagli «inaspettati sorrisi» che da qualche tempo gli rivolgerebbe la senatrice azzurra Rossi. Nientepopodimeno. Caccia alle streghe, allora. Altro che Cip e Ciop.

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