Si vota per l'Italia, non pro o contro il governo. No a una campagna trasformata in "lotta nel fango". A poco più di un mese dal referendum, la presidente del Consiglio disinnesca lo scontro sulla giustizia - alimentato da chi è a corto di argomenti - e si rivolge agli italiani: "Si vota sulla giustizia" e l'esito della consultazione "inciderà sulle loro vite, molto oltre la durata di questo governo".
Intervistata ieri intorno alle 20 da "Sky Tg 24", per oltre 20 minuti, la presidente del Consiglio ha toccato molte delle questioni all'ordine del giorno: dalla politica interna a quella internazionale, dalle misure sulle bollette ("benefici tangibili") alle Olimpiadi. "L'Italia ha superato se stessa e l'ha fatto a casa sua" ha detto "particolarmente contenta".
Ma per un terzo l'intervista si è soffermata sul referendum confermativo della separazione delle carriere giudici-pm. Meloni ha mostrato di voler accogliere l'invito che il presidente Sergio Mattarella, presiedendo il Csm, ha rivolto ai vari schieramenti, e anzi l'ha fatto suo: "Parole giuste, direi doverose", ha commentato, sottolineando "il passaggio in cuoi dice che è importante che un'istituzione come il Csm si mantenga estranea alle diatribe di natura politica".
Il voto politico non è lontano e verterà "su un complesso" di scelte. Gli italiani giudicheranno il governo e io - ha avvisato - " differenza di altri non sono una che rimane abbarbicata al potere". Ma a marzo no: si voterà sulla riforma, sulla "giustizia giusta". Ecco dunque l'appello: "Il consiglio che ho da dare io agli italiani è: andate a votare, ma votate con coscienza. E votate per voi, non per me o contro di me, perché non c'entra niente".
I colpi bassi, lo scontro irrispettoso in questa campagna - ha spiegato chiaramente la premier - sono precisa responsabilità di chi è in difficoltà nel merito della questione. Ed "è importante che la campagna resti sul merito" dice Meloni, ma "vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango" e "mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti proposto". Sullo sfondo, una campagna - quella del No - che è partita con citazioni inventate, è proseguita col Pd che ha etichettato come fascisti i sostenitori del Sì, ed è finita - per ora - con le sciagurate parole di Nicola Gratteri sul voto delle "persone perbene". Toni che vanno oltre una discussione civile. "Si può non essere d'accordo - ammette Meloni - chiaramente questo è più che legittimo, ma non capisco i toni apocalittici da fine del mondo che si stanno utilizzando per una riforma, ripeto, di assoluto buon senso, che anche alcuni di coloro che oggi usano temi, toni apocalittici hanno sostenuto in passato".
E a completare la strategia mediatica di Palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari (foto piccola) a "Cinque minuti" su Rai 1, ha risposto a Bruno Vespa anche sull'appello di Mattarella: "È giusto abbassare i toni - ha detto - ciò non toglie che sia legittimo, credo, per il governo, per le forze politiche, per tutti i cittadini, esprimere un po' di sorpresa per
alcune sentenze della magistratura in ambito di immigrazione", con lo Stato condannato a risarcire un immigrato illegale con 23 condanne a suo carico, e una Ong che aveva speronato una nave militare nel blocco di Lampedusa.