Decreto Energia, tutto fermo in attesa dell'ok di Bruxelles sul mercato tutelato

Parte dall'Enel la richiesta di proroga di un anno: a rischio milioni di clienti che potrebbero decidere di cambiare fornitore. La resistenza di Fitto che teme di perdere la 4° rata del Pnrr

Decreto Energia, tutto fermo in attesa dell'ok di Bruxelles sul mercato tutelato
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Un piccolo giallo ha animato i lavori del Consiglio dei ministri di ieri. Il decreto Energia, contenente alcuni provvedimenti a favore dei consumatori e delle imprese, è stato stralciato dall'ordine del giorno e sarà forse riproposto la prossima settimana. Tra le misure maggiormente attese c'era la proroga della fine del mercato tutelato dell'energia prevista a gennaio per il gas e ad aprile per l'elettricità. Si tratta di una scadenza che interessa circa 6 milioni di utenze per il metano e circa 9 milioni per la luce. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato il gruppo Enel (nella foto l'ad Flavio Cattaneo) a chiedere al governo di valutare la possibilità di un'ulteriore proroga. La controllata del Tesoro (il Mef ha il 23,6%) con i suoi 20 milioni di clienti luce sarebbe particolarmente svantaggiata dal nuovo sistema proprio nel momento in cui il nuovo top manager - insediato dall'attuale esecutivo - sta portando avanti con successo la strategia di riduzione del debito generato dalla politica di investimenti del gruppo. Ed è appunto la proposta di proroga - di 6 o 12 mesi (a seconda delle bozze del provvedimento circolate nei giorni scorsi) - ad essere scomparsa nell'ultima versione del testo. Il ministro degli Affari europei Raffaele Fitto avrebbe fatto presente ai suoi interlocutori di governo che un nuovo rinvio del regime di mercato libero è difficilmente proponibile in sede europea. Il nostro Paese - questo il senso del suo ragionamento - ha già ottenuto molto nei negoziati con Bruxelles, a partire dalla riscrittura del Pnrr, e molto spera di ottenere dalla nuova formulazione del Patto di Stabilità. Rinunciare all'apertura dei mercati energetici, cioè a una maggiore concorrenza tra gli operatori, vorrebbe dire venir meno a uno degli impegni di riforma già sottoscritti e, soprattutto, mettere a rischio l'erogazione della quarta rata del Pnrr da 16,5 miliardi entro la fine dell'anno con grave pregiudizio per le casse dello Stato.

Di qui la scelta di Palazzo Chigi di concedersi un ulteriore periodo di tempo per verificare la possibilità di nuovi eventuali margini di trattativa. Che però - e questo Fitto l'ha fatto capire molto chiaramente - sono molto esigui. Va detto che la procedura messa a punto da Arera, l'Authority di vigilanza sulle reti dell'energia, non è concepita per penalizzare gli utenti più deboli: gli over 75 e coloro che sono in condizioni economiche svantaggiate come i titolari del bonus energia resteranno nel servizio di maggior tutela. Per tutti gli altri invece partirà il sistema delle aste che interessa solo l'elettricità (per il gas chi non sceglie il mercato libero resta col vecchio fornitore a nuove condizioni). A inizio agosto Arera ha approvato una delibera in base alla quale si stabilisce che per la selezione degli operatori chiamati a fornire il servizio tutele graduali ai clienti cosiddetti «non vulnerabili», dal 10 gennaio saranno indette delle aste tra gli operatori con un sistema a turno unico, a busta chiusa e simultaneo per ciascuna delle 26 aree territoriali in cui è stata divisa l'Italia.

Ognuna di queste zone ha una media di 220mila utenti e gli operatori potranno detenere un massimo del 30% delle utenze. Il nuovo fornitore garantirà per tre anni un «sistema a tutele graduali» con una base standard fissata dall'Arera su cui si innesteranno le offerte degli operatori.

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