Da ieri sul tavolo del ministero della Salute e di quello dell'Economia ci sono due plichi di fogli più lunghi dei Promessi Sposi. Pieni di segni meno. Nessun "lieto fine". È la storia del deficit sanitario della Puglia, un disavanzo non facile da quantificare. Non basta tirare una riga, ci vorrà un po' di lavoro e qualche incontro fra i tecnici dell'assessorato pugliese e quelli dei ministeri. Il buco nei conti delle aziende sanitarie sembrano sfiorare i 370 milioni ma si saprà con precisione solo ad aprile, quando le regioni dovranno presentare i bilanci consuntivi.
Il presidente pugliese Antonio Decaro (nella foto) si giustifica: le spese per il personale, per la spesa farmaceutica, per l'energia sono aumentate e lo stanziamento delle risorse da parte dello Stato è diminuito. Il cavallo di battaglia della Regione è rilevare come "a fronte di aumento della spesa sanitaria a livello nazionale quantificato dal Mef al 4%, la Puglia ha ricevuto l'1%, ovvero 270 milioni in meno rispetto all'aumento stimato dallo stesso Mef.
E allora cosa vuoi fare se non aumentare le tasse? L'Irpef ad esempio. La misura è in discussione in Regione ma suonerebbe come una beffa nei confronti dei cittadini che hanno assistito per anni a ruberie, malegestioni e che nello stesso tempo hanno dovuto convivere con liste d'attesa infinite ed errori sanitari. "Il governo Decaro dovrà pagare i debiti contratti da chi l'ha preceduto - interviene il gruppo pugliese di Fartelli d'Italia presieduto da Paolo Pagliaro - ma amministrare significa assumersi la responsabilità di quegli errori.
Quindi, se bisogna risanare, non si può pretendere di presentare il conto ai cittadini strangolandoli con le tasse. No all'aumento dell'addizionale Irpef e ad aggiustamenti dell'Irap, no al mix delle due imposte o ad interventi sui redditi più alti, tutte ipotesi circolate in questi giorni".
La prima mossa, suggerisce il gruppo all'opposizione, sarebbe quella di rivedere le nomine dei direttori generali della Asl. "Siano dettate da competenze e capacità manageriali effettive".
E poi il sistema sanitario "va bonificato prosciugando l'enorme sacca di sprechi". Quali? Macchinari acquistati ma mai installati, cantieri mai finiti, ristrutturazioni interrotte o da rifare, mobilità sanitaria in aumento. Infine la nota più dolente: le mazzette e gli appalti con inciucio.