"Delibera Csm illegittima". Terremoto alla procura di Roma

La decisione del Consiglio di Stato dopo il ricorso del Csm e di Prestipino. Continua la guerra interna tra magistrati

"Delibera Csm illegittima". Terremoto alla procura di Roma

Non si placa la guerra delle procure. O meglio, della procura più importante d'Italia. E ora si colora di una nuova, importante, puntata: il Consiglio di Stato ha respinto l'appello presentato da Michele Prestipino, attuale procuratore capo di Roma, e del Consiglio Superiore della Magistratura contro la decisione del Tar del Lazio che il 16 febbraio aveva accolto il ricorso presentato dal procuratore generale di Firenze Marcello Viola. Detta così può apparire come semplice baruffa tra magistrati. E invece si tratta di uno degli eventi chiave che alla fine hanno portato a scoperchiare il "Sistema" denunciato da Luca Palamara nel libro scritto con Alessandro Sallusti.

Breve riassunto. Tutto nasce dalla necessità di trovare il sostituto di Giuseppe Pignatone a piazzale Clodio. La carica è di quelle che pesano. E infatti la corsa al posto si fa subito agguerrita: i candidati sono Giuseppe Creazzo (procuratore capo a Firenze), Marcello Viola (pg a Firenze) e Francesco Lo Voi (procuratore capo a Palermo). In campo scendono anche le "correnti" della magistratura, al lavoro sottobanco. L'8 maggio del 2019 all'hotel Champagne Palamara incontra Luca Lotti, Cosimo Maria Ferri e cinque consiglieri in carica del Csm, con l'obiettivo di sponsorizzare Viola. Il procuratore fiorentino sembra effettivamente il favorito, poi però accade il patatrac. Qualche mese dopo, il 4 marzo del 2020, anche a seguito dello scandalo emerso sul "caso Palamara" e dall'incontro all'hotel Champagne, il Csm sceglie Prestipino e dà il via al valzer dei ricorsi.

Lo Voi, Creazzo e Viola si rivolgono al Tar del Lazio. Il quale, dopo aver bocciato il ricorso di Creazzo, riconosce in parte le ragioni degli altri due togati. Si tratta della prima, violenta, scossa di terremoto. Per provare a puntellare Prestipino, la Commissione per gli incarichi direttivi del Csm, quella che sceglie i capi degli uffici e i loro vice, decide allora di ricorrere al Consiglio di Stato. E lo stesso fa Prestipino. La bagarre resta sospesa nell'aria, tanto che l'attenzione in queste settimane vira su un altro scandalo che investe la magistratura: quello dei dossier recapitati ai giornali, di Davigo, dei verbali di Amara e della presunta loggia segreta "Ungheria". Fino alla sentenza di oggi.

La V Sezione del Consiglio di Stato, con le decisioni nn. 3712 e 3713, ha respinto gli appelli, rispettivamente, di Prestipino e del Csm contro la sentenza del Tar su Viola. I giudici, confermando la decisione del Tribunale amministrativo, ritengono la delibera del Csm illegittima per due ordini di motivi. "Anzitutto - si legge in una nota - perché si basa su una proposta della Quinta Commissione, interna al Csm, che ritornando sulle proprie precedenti determinazioni, immotivatamente aveva escluso Viola dai candidati da proporre al Plenum per la decisione, prima invece considerato da proporre. Inoltre perché il Csm ha valutato e comparato in modo illegittimo le rispettive attitudini direttive di Prestipino e di Marcello Viola".

La guerra interna a Piazzale Clodio però non si ferma qui. Il 13 maggio, infatti, verrà trattata la domanda cautelare sull'appello di Prestipino contro l'altra sentenza del Tar Lazio che aveva accolto il ricorso presentato dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi. E sarà una nuova scossa tellurgica.