Sbarca a Milano la nuova puntata dell'assedio giudiziario a Silvio Berlusconi e a Marcello Dell'Utri (nella foto): assedio che continua anche dopo la morte, quasi tre anni fa, dell'ex presidente del Consiglio. A partire dal 2 luglio davanti al tribunale di Milano verrà processato Dell'Utri, ma sarà come se sul banco degli imputati ci fosse anche il Cavaliere.
Nel rinvio a giudizio disposto ieri dal giudice preliminare Giulia Marozzi, a venire contestati a Dell'Utri sono infatti gli aiuti per circa 42 milioni che nel corso degli anni gli sono stati versati da Berlusconi: per sostenere un amico in difficoltà, ha sempre detto Berlusconi; per comprare i silenzi di Dell'Utri su Cosa Nostra e sulle stragi, ha sempre sostenuto la Procura di Firenze, che nonostante innumerevoli sconfitte continua a scavare sui presunti patti occulti tra Fininvest e Cupola.
Anche il capo d'accusa stralciato da Firenze e approdato a Milano per competenza territoriale è già passato per una bocciatura piena dei teoremi d'accusa. Secondo la tesi della procura toscana - fatta ora propria dal pm milanese Pasquale Addesso - i versamenti ricevuti avrebbero dovuto essere resi noti da Dell'Utri in quanto condannato per concorso esterno per associazione mafiosa, in base alla legge che vigila sugli arricchimenti inspiegabili dei pregiudicati. Ma a spiegare che i versamenti non erano affatto inspiegabili nè collegati ad alcuna strage è stato già il tribunale di Palermo, che ha respinto le richieste di sequestro - dei medesimi soldi e con le medesime prove - avanzate dalla Procura locale. Ed è già stata bocciata la tesi secondo cui Miranda Ratti, moglie divorziata di Dell'Utri, avrebbe ricevuto da Berlusconi aiuti destinati all'ex marito. Per questa accusa la Ratti verrà processata a Milano per interposizione fittizia.
Proprio il capitolo d'accusa dedicato alla ex signora Dell'Utri è quello che la sentenza palermitana smonta in modo più esplicito. Alla base c'è il sequestro durante una perquisizione di un appunto in cui Berlusconi ricapitola i versamenti per circa 11 milioni a favore della donna come prestiti infruttiferi, rinunciando alla restituzione.
Secondo un rapporto della Dia il Cavaliere spiega la decisione "in virtù della profonda amicizia che lo lega da più di 35 anni al marito Marcello Dell'Utri, ragione per cui rimette l'intero debito"; e il fatto che l'appunto sia stato trovato a casa dell'ex senatore conferma che si trattava di un escamotage. In realtà nel verbale di perquisizione si legge che l'appunto è stato trovato "nella stanza da letto, sita al piano terra, in uso a Miranda Ratti".
E il testo è ben diverso: Berlusconi rimette il debito alla Ratti per "il legame di profonda amicizia che ci lega da oltre 35 anni e soprattutto che mi lega a tuo marito Marcello". C'è un rapporto diretto tra Berlusconi e la Ratti, dunque.
Lo stesso vale per l'accusa di omessa segnalazione contestata a Dell'Utri: che da Berlusconi è stato aiutato alla luce del sole, fino a lasciargli trenta milioni nel suo testamento. A Dell'Utri viene contestato di non avere segnalato i soldi ricevuti.
Ma la Cassazione dice che il reato esiste solo se c'è davvero il pericolo di una continuità con organizzazioni criminali: mentre il tribunale di Palermo nel marzo 2024 scrive che "alla data della presente decisione non ricorrono elementi concreti e certi di un effettiva ed attuale rischio di ricaduta nel reato".