"Sono Winston Wolf e risolvo problemi", diceva Harvey Keitel a Quentin Tarantino in Pulp Fiction. Durante il Covid questo ruolo di "risolutore" l'avrebbe avuto l'avvocato Luca Di Donna, sodale di studio dell'allora premier Giuseppe Conte e del di lui mentore Guido Alpa. A dirlo davanti alla commissione Covid sono stati due imprenditori che avrebbero voluto aiutare il Paese a fronteggiare l'emergenza mascherine. A loro, il collega di Conte avrebbe sostanzialmente detto "ci penso io con la struttura commissariale", diretta da Domenico Arcuri. In cambio ci sarebbe stata una fetta degli appalti, il 10% circa, mascherata - è il caso di dirlo - da una fantomatica consulenza. "Fatti gravissimi, il premier spieghi", chiedono i capigruppo Fdi di Camera e Senato Galeazzo Bignami e Lucio Malan e i commissari Antonella Zedda e Alice Buonguerrieri.
Sappiamo che sulla gestione della pandemia a colpi di Dpcm ci sono diverse opacità, da acquisti sbagliati come i banchi a rotelle a quelli discutibili come il miliardo e rotti spesi in mascherine cinesi farlocche, acquistate da società nate dall'oggi al domani, con certificazioni dubbie se non fasulle - che però Pd e M5s in commissione difendono - e una pletora di mediatori che si sarebbero intascati milioni di euro di risorse pubbliche, mentre la white list fatta circolare dal governo di Pechino e consegnata alle Dogane dal funzionario Miguel Martina (vittima di mobbing da whistleblower) è rimasta lettera morta. Ma è la seconda volta che il premier - che da commissario Covid non può essere audito - viene tirato per la giacchetta.
A rievocare lo studio legale Alpa è stato il rappresentante di Jc Electronics Dario Bianchi - già risarcito da un tribunale con 200 milioni di euro per una partita di mascherine concordata e non conclusa - che ha denunciato esattamente lo stesso sistema raccontato ai commissari dall'imprenditore Giovanni Buini. "A entrambi, una volta rifiutata la consulenza, sono capitate cose spiacevoli: controlli, sequestri, eccetera. Le analogie sono inquietanti", si fa notare tra i commissari. Secondo il racconto del gennaio di quest'anno di Buini, che con la sua Ares Safety Srl aveva già venduto un milione di mascherine ad Arcuri, a una prima riunione del 30 aprile 2020 Di Donna e l'avvocato Gianluca Esposito (presentati da un amico come intermediari con il commissario) gli avrebbero proposto una "commissione" di 60 milioni su una partita di mascherine da 160 milioni millantando di essere "colleghi di studio e fedelissimi di Conte", che invece si è sempre detto all'oscuro di tutto, promettendo altresì agevolazioni e opportunità di lavoro con Palazzo Chigi. Dopo altre due riunioni, una nello studio legale Alpa, Buini sente puzza di bruciato e il 7 maggio straccia ogni accordo. La Procura di Roma grazie alle indagini dei carabinieri trovano qualche riscontro, si ipotizza una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico di influenze con le solite manine dei servizi segreti, poi però archivia tutto nonostante a Report (che di mascherine farlocche non si occupa più, perché?) l'imprenditore avesse chiaramente ribadito che la somma richiesta dai due legali, circa 13 milioni di euro su una fornitura da 160 milioni di mascherine, fosse "palesemente una tangente".
Ieri Dario Bianchi di Jc Electronics ha raccontato la stessa versione con gli stessi protagonisti: Di Donna, lo studio Alpa di piazza Cairoli a Roma, gli incontri tra maggio e giugno 2020, la promessa di intercedere con la struttura commissariale per un pagamento mai fatto (che porterà alla condanna e al risarcimento), persino una breve apparizione di Alpa e la potenziale intercessione con un generale al tempo advisor per la logistica di Arcuri) con l'impegno a "versare una somma pari a circa il 10% del fatturato" per una consulenza dai contorni fumosi, apparsa "abnorme e ingiustificata" tanto da chiudere ogni rapporto. "Gli incontri si svolgevano nello studio Alpa, Conte ora lasci e si faccia audire in commissione su fatti che lo chiamano in causa sempre più da vicino", dice la Buonguerrueri.
M5s è convinta del contrario: "Fdi disperata, usa accuse vecchie per una teorie del complotto basata su un'amicizia mai esistita tra Di Donna e Conte", sibila Alfonso Colucci. La paura del campo largo è che i fantasmi del Covid possano trasformare il centrosinistra in un campo santo, pieno dei fantasmi delle vittime di una malgestita pandemia.