"Der Spiegel" contro l'Italia: "Ha insabbiato i suoi errori"

Da una parte lo "scandalo mascherine", dall'altra parte "l'accordo fra il Governo tedesco e i Laender sul prolungamento del lockdown in Germania fino al 18 aprile"

"Der Spiegel" contro l'Italia: "Ha insabbiato i suoi errori"

Da una parte lo «scandalo mascherine», dall'altra parte «l'accordo fra il Governo tedesco e i Laender sul prolungamento del lockdown in Germania fino al 18 aprile». Sul fronte Covid, anche la Germania sta vivendo un momento problematico, con la cancelliera Merkel fortemente criticata dai suoi connazionali delusi da una campagna vaccinale caratterizzata da ritardi e disservizi. E così, «Der Spiegel» ha pensato bene di distrarre l'opinione pubblica tedesca con l'ennesima campagna anti-italiana. Un'operazione dalla tempistica tanto perfetta da risultare strumentale. Questa volta in copertina non c'è nessuna pistola poggiata su un piatto di spaghetti, ma una serie di vecchie accuse contro il nostro Paese riesumate oggi con una buona dose di malafede. Parole durissime, quelle usate da «Der Spiegel»: «Prima è arrivato il virus, poi l'insabbiamento»: è questo il titolo nell'edizione online di un lungo articolo sulle «accuse rivolte da centinaia di famiglie italiane, che hanno sporto denuncia dopo la morte dei propri parenti». «In effetti i documenti dimostrano che all'inizio della pandemia sono stati fatti degli errori e che sono stati nascosti», scrive il magazine. Nell'articolo si parla delle denunce sporte da 500 famiglie contro ignoti. Gli atti sono davanti alla procura di Bergamo, epicentro della prima fase della pandemia da Covid. «Le accuse sono e pesanti - denuncia «Der Spiegel» - : l'Italia avrebbe reagito troppo tardi e male. Il Paese è stato sopraffatto perché i piani di crisi erano desueti e inadeguati. E errori sono stati nascosti». E poi: «L'ex premier Giuseppe Conte è stato già sentito e da mesi vengono fuori sempre nuove omissioni. Non si tratta più di casi singoli, ma di un fallimento complessivo e di insabbiamento». Nell'articolo, nessun riferimento invece alla compagnia nella quale lavora il marito del ministro alla Salute tedesco, Jens Spahn, sospettato di aver venduto al ministero oltre mezzo milione di mascherine FFP2. Il ministero avrebbe ordinato 570mila mascherine alla società Burda Gmbh, della quale Daniel Funke, marito di Spahn, gestisce l'ufficio di rappresentanza. Un evidente «conflitto di interesse» che le smentite del gruppo Burda («Il signor Daniel Funke non ne sapeva nulla») non bastano certo a placare.

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