Desistenza rossa. Via ai trucchetti per tentare il pari con il centrodestra

Alchimie elettorali al Senato, ecco le strategie di Letta che si affida anche agli slogan: lista Draghi contro lista Putin. Baraonda al centro: Cangini va con Calenda che lancia accuse al Pd

Desistenza rossa. Via ai trucchetti per tentare il pari con il centrodestra

Enrico Letta organizza la resistenza (o desistenza) rossa per fermare l'avanzata del centrodestra e puntare al pareggio in Senato (lo stallo) alle prossime elezioni politiche. Dopo il «funerale» del campo largo, al segretario del Pd non resta che un'unica strada: inventarsi trucchi elettorali e liste civette per contenere la disfatta. Carlo Calenda, che ieri ha incassato l'adesione di Andrea Cangini, evoca un «fronte repubblicano», al quale starebbe lavorando anche Mara Carfagna, in contatto diretto con Letta e con la benedizione di Mario Draghi. Un'ammucchiata che già esplode. Il leader di Azione accusa il Pd: «Orlando si è congratulato con il M5s». Replica il ministro del Lavoro: «Falso, ho detto al senatore 5s (Ettore Licheri) che speravo ci fosse ancora lo spazio per recuperare».

I sondaggi non lasciano molti spiragli: l'alleanza Fdi-Lega-Fi viaggia verso il 50% dei voti. Il Pd, che ancora non sa se allearsi con Gelmini o Di Battista, punta tutto sulla resistenza rossa. La prima arma: la propaganda. Letta impone il diktat a tutti i big del Pd: picchiare duro. Con due parole d'ordine: «agenda Draghi» e «putiniani». Sulla prima, il Pd punta a mettere il cappello sull'agenda Draghi, trasformandola in propria proposta di governo. Seconda parola d'ordine: «putiniani». La missione è trasformare tutti gli avversari in amici di Putin. La seconda arma: il trucco elettorale. È qui che il leader del Pd si ingegna in operazioni elettorali. Costruendo l'ammucchiata (da Mastella a Di Maio) pur di impedire la netta vittoria del centrodestra. I piani allo studio del Nazareno sono più di uno. La legge elettorale Rosatellum prevede un sistema di attribuzione dei seggi misto: alla Camera dei 400 seggi 147 sono assegnati nei collegi maggioritari (risulta eletto il candidato che prende un voto in più dell'avversario) e 245 con sistema proporzionale mentre 8 arrivano dalla Circoscrizione estero (dove i Comites che decidono tutto sono in mano al Pd). Al Senato 122 seggi arrivano con il proporzionale, 74 con il maggioritario e 4 dall'Estero. Alla Camera non sembra esserci partita: la forbice tra centrodestra e centrosinistra è ampissima. E poi nella quota proporzionale la ripartizione è su base nazionale. Nulla da fare: partita chiusa al proporzionale. Nel maggioritario (147 collegi uninominali) Letta può limitare i danni. In che modo? Raccattando tutti i partiti: da Calenda a Landini. Passando per Sala e Di Maio. Anche un voto in più potrà essere determinante per la vittoria. E così anche le percentuali da prefisso telefonico di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sono manna dal cielo.

Altra mossa: la desistenza con il M5s di Raggi e Di Battista. Così la rottura con Giuseppe Conte si trasforma in farsa. Ecco che viene giù la maschera di Letta. In pubblico Dario Franceschini e Simona Malpezzi chiudono all'alleanza con i Cinque stelle. Nel concreto si preparano alla desistenza elettorale. Al Senato la partita è ancora più importante. Il vero obiettivo del Pd è la non vittoria del centrodestra a Palazzo Madama. E qui il gioco è possibile per una ragione: l'attribuzione dei seggi al Senato avviene su base regionale. E quindi al Pd basterebbe vincere nelle grandi regioni (Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Lazio) per pareggiare il numero dei senatori assegnati alla destra nelle altre regioni. Letta pensa di stringere intese locali con movimenti regionali (è possibile presentare liste solo in alcune regioni) per incassare la vittoria. Le trattative sono in corso in Campania con Mastella e De Luca. Entrambi hanno due movimenti locali (Noi Campani e Campania Libera) che potrebbero fruttare la vittoria al Pd nella regione. Stesso schema in Calabria con Mario Oliverio in Calabria e in Emilia Romagna con Ely Schlein.

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