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Dialogo tra Fi e Calenda. "Se son rose fioriranno..."

L'evento azzurro con Moratti su riforme ed economia. Azione apre e il segretario: "Questa sinistra è morta"

Dialogo tra Fi e Calenda. "Se son rose fioriranno..."
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Sembra una captatio benevolentiae ma lo è fino a un certo punto. "Credo - afferma Carlo Calenda - che in questo Paese ci sia un disperato bisogno dei liberali, dei popolari, dei riformisti". Il dialogo fra Forza Italia e Azione prosegue, ma immaginare un ingresso di Calenda e soci in maggioranza è altra cosa. "Se sono rose fioriranno", semplifica Antonio Tajani alla fine dell'evento promosso da Letizia Moratti e dalla sua Consulta di Forza Italia. Certo, il pubblico che riempie ogni spazio, e pure l'atrio del Teatro Manzoni, applaude ad ogni prova di intesa fra centristi di diversa estrazione. Calenda dosa sciabolate e carezze: "Mettetevi in testa cheTrump è un despota"; poi vira sulla politica interna e fa partire un altro colpo: "Io a condividere un partito con Conte, Fratoianni, Salvini o Vannacci proprio non ce la faccio. Ma - aggiunge - se ci sarà spazio per lavorare insieme ne sarò felicissimo". E lo spazio si apre all'istante quando Calenda, Tajani, Moratti e tutti gli altri big presenti, a cominciare dal ministro Paolo Zangrillo e dal governatore del Piemonte Alberto Cirio, sventolano un cartoncino con la scritta "sì" in evidenza. Sì al referendum di marzo sulla separazione delle carriere. "Qualcuno - spiega Tajani - sostiene che ci siamo dati da fare per questioni personali, legate alla figura di Silvio Berlusconi. Ma non è così e non saremmo qui a perseguire questo obiettivo. All'inizio della legislatura si parlava di tre riforme: il premierato, l'autonomia e la giustizia. È proprio l'ultima quella che abbiamo realizzato; abbiamo puntato i piedi e i risultati sono arrivati. Forza Italia deve acquistare centralità, sempre più centralità, non solo nel centrodestra ma nella vita politica italiana, perché il centrosinistra non esiste più, esiste solo la sinistra e i leader, da Schlein a Conte e da Bonelli a Fratoianni, sono impegnati a inseguirsi l'un l'altro sempre più a sinistra".

Una riflessione che vale per la giustizia, ma si può riproporre pure per l'economia e per la modernizzazione dello Stato, un'operazione che Zangrillo sta conducendo iniettando dosi di merito nell'apparato solo apparentemente inscalfibile della burocrazia. Tanto da suscitare i complimenti di un'economista attento come Carlo Cottarelli. Ecco quindi l'evento Più libertà più crescita, introdotto dall'ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti che riassume un trend di lungo periodo con una considerazione drammatica: "Trent'anni fa pensavamo che la globalizzazione avrebbe rafforzato le democrazie e invece gli scambi le hanno indebolite e hanno dato forza alle autocrazie". Con questa questione si misurano i tecnici, gli imprenditori, giornalisti come il vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca. Carlo Cottarelli dà un'interpretazione non convenzionale del trumpismo: "Per Trump il nemico non è l'Europa ma la Cina. Però Trump vuole fare accordi con i singoli paesi europei, non con l'Europa che per lui non conta nulla". Poi suona la sveglia all'Europa: "L'Europa non può farsi carico dei problemi del mondo". Insomma, non può imporre al proprio apparato industriale e produttivo standard e parametri che gli altri non rispettano. Qualcosa che torna anche nelle parole di Emma Marcegaglia: "L'Europa blocca le mie aziende se io prendo componenti dal Vietnam assemblati sfruttando il lavoro minorile. Io voglio tutelare i minori, ma come faccio a sapere che cosa accade in Vietnam?". Marcegaglia è ancora più tagliente sulla decarbonizzazione: "Dovrebbe essere un obiettivo da raggiungere gradualmente, è diventato un totem ideologico". Ora speriamo nel cambiamento. E dentro l'Europa si affermano anche dinamiche nuove, come l'asse fra Italia e Germania. "Servono con urgenza alcune riforme - sottolinea Tajani - come l'elezione diretta del presidente della Commissione e un sistema di voto che non preveda più l'unanimità, sinonimo di paralisi". L'Europa, è la conclusione del professor Giovanni Orsina, "deve liberare le energie, non comprimerle e regolarle.

Silvio Berlusconi è stato il primo presidente del Consiglio che non ha tentato di correggere gli italiani ma ha detto loro che andavano bene così". Una standing ovation accoglie il ricordo del Cavaliere, fra nostalgia e rincorsa del futuro.

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