Il disastro aereo in Pakistan 98 morti, si salvano in due

L'aereo, partito da Lahore, si è schiantato sulle case di Karachi. Guasto tecnico al carrello o al motore

«Stavo rientrando dalla moschea quando ho visto l'aereo inclinarsi su un lato. I rumori dei motori erano abbastanza strani, come se funzionassero a intermittenza. Era così basso che le pareti della mia casa hanno cominciato a tremare. Continuava a girare quasi in cerchio, come se avesse smarrito la rotta verso l'aeroporto o non sapesse più atterrare. Poco dopo è precipitato al suolo come un sasso». Uzair Mehmood è un giovane sarto di 24 anni, intervistato dalla tv pachistana Bol, ha raccontato i terribili attimi della tragedia dell'Airbus A320 che ieri ha provocato la morte di 98 persone (49 uomini, 30 donne e 9 bambini). L'aereo era decollato dall'aeroporto di Lahore, e si è schiantato al suolo alle 14.37 ora locale (le 11.37 in Italia) sulla zona densamente popolata di Model Colony, che si trova ai margini dell'Aeroporto Internazionale di Jinnah Garden, a Karachi.

Al momento dell'impatto sul volo della Pakistan Airlines si trovavano 91 passeggeri e 7 membri dell'equipaggio: stando alla lista d'imbarco, i passeggeri (di ritorno da Lahore per festeggiare la fine del Ramadan) erano tutti di nazionalità pakistana. Le comunicazioni tra la torre di controllo e l'equipaggio si sono interrotte un minuto prima dell'atterraggio previsto. Poi un violentissimo boato, fumo denso e scuro, e in pochi istanti Karachi è stata avvolta da una nube nera e dalle urla di chi ha assistito alla tragedia. Sul luogo, così come testimoniato dalle immagini diffuse, è scoppiato un vasto incendio che ha interessato le case della città in prossimità della caduta dell'airbus e ha provocato la morte di altre due persone, un uomo di 33 anni e un bambino di 5. Macerie e stradine strette nel quartiere hanno reso difficile l'opera dei soccorritori. Eppure nonostante il dramma due persone sono riuscite a salvarsi: Muhammad Zubair e Zafar Masud, quest'ultimo presidente della Banca del Punjab. I familiari hanno postato fotografie dei congiunti in ospedale. Entrambi presentano vaste ustioni sul corpo, ma non sono in pericolo di vita.

Il ministro pakistano dell'aviazione, Ghulam Sarwar Kahn, ha ordinato un'inchiesta immediata per far luce sulle cause dello schianto. Secondo quanto riportato da fonti aeroportuali, l'A320 era stato sottoposto a controlli di sicurezza nel novembre 2019, e proprio alla fine di aprile aveva effettuato un ulteriore tagliando. Tutto era risultato regolare. La ripresa dei voli aerei nel Paese era stata autorizzata da pochi giorni, dopo il periodo di lockdown per coronavirus.

Alla base dell'incidente probabilmente un guasto tecnico. «L'ultima cosa che abbiamo sentito dal pilota è che aveva un problema - ha riferito Khan - ora dobbiamo indagare a fondo e capire che cosa è andato storto». La scatola nera dell'aereo è stata recuperata. Lo hanno reso noto fonti delle autorità aeronautiche. Secondo il sito locale Dunya News, che avrebbe ottenuto una registrazione dell'ultimo dialogo con la torre di controllo, il pilota, il capitano Sajjad Gul, avrebbe detto: «Stiamo tornando indietro, signore, abbiamo perso i motori». Alcuni istanti dopo avrebbe lanciato il «mayday», fino all'interruzione delle comunicazioni. Da parte sua, un funzionario dell'aviazione civile ha riferito invece che il velivolo potrebbe avere avuto un problema al carrello. Dichiarazione che in qualche modo collimerebbe con il racconto del testimone oculare intervistato dalla tv.

Non si tratta del primo Airbus 320 a precipitare in Pakistan. Il 28 luglio 2010, vicino a Islamabad, un velivolo identico si era schiantato contro una montagna uccidendo tutti i 146 passeggeri e i sei membri dell'equipaggio. All'epoca si parlò di dramma consumato per via della scarsa visibilità che aveva tratto in inganno il pilota.

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