Donne freddate, mistero del movente. Nordio: indagare sulla licenza al killer

Il legale ha contattato l'ergastolano: "Costituisciti". Ma lui si è suicidato

Donne freddate, mistero del movente. Nordio: indagare sulla licenza al killer

Delitti passionali. Così sono sembrati ai carabinieri che indagano, il duplice omicidio nel Catanese di Carmelina Marino detta Melina, 48 anni, e Santa Castorina, 50 anni, e il successivo suicidio dell'assassino, Salvatore La Motta, detto Turi, ergastolano in licenza premio straordinaria.

I precedenti per mafia di lui, fratello di Benedetto detto Benito o Baffo La Motta, punto di riferimento dei Santapaola-Ercolano a Riposto, non hanno sviato le indagini che si sono concentrate sulla relazione tra assassino e vittime. Con la prima, Melina, l'ergastolano aveva avuto una relazione, mentre Santa la conosceva e si dovrà verificare fino a che punto. Le due donne erano imparentate tra loro.

Uno sparo in volto potrebbe indicare la volontà di eliminare l'identità dell'altro, ma sul reale movente si attendono risvolti dalle indagini. C'è un nodo focale in questo duplice omicidio: l'assassino era stato condannato all'ergastolo per omicidio di mafia, ma era in semi-libertà. Sabato scorso, giorno del duplice delitto, terminava la licenza premio straordinaria di cui era stato beneficiato per «buona condotta», come spiega l'avvocato Antonino Cristofero Alessi.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha chiesto all'Ispettorato generale urgenti accertamenti preliminari su quanto accaduto. La Motta si è sparato un colpo in testa davanti ai carabinieri. Si era recato in caserma perché contattato telefonicamente dal suo legale su richiesta dei carabinieri per costituirsi. Intanto, dopo il fermo per concorso in omicidio del 55enne Lucio Valvo, che ha accompagnato La Motta da Melina, e lo ha ricaricato sulla sua Golf dopo l'omicidio, interviene il legale Enzo Iofrida lamentando: «Con una velocità certamente straordinaria ma non necessaria è stato notificato oggi, domenica, giorno che non consente di recarsi in visita dal proprio assistito, né di visionare gli elementi di accusa a suo carico, l'avviso di interrogatorio per la convalida del fermo fissato per lunedì mattina davanti al Gip». «Così l'indagato non potrà che avvalersi nuovamente della facoltà di non rispondere, come ha già fatto davanti al pm», conclude Iofrida.

Al vaglio degli inquirenti i video delle telecamere di videosorveglianza, tabulati telefonici, messaggi e social network. Da uno dei profili social di Melina emerge l'affetto per il fratello detenuto e salta fuori che nella sua vita c'era un «traditore» che lei attacca su Tik tok nel febbraio 2022. I carabinieri dovranno verificare se in quel periodo La Motta avesse una relazione con la seconda vittima, freddata vicino alla sua auto in via Roma. «Brave ragazze» commenta l'avvocato Antonino Cristofero Alessi, legale di La Motta che non ricorda «di contatti tra loro o con La Motta». «Lui non era sposato - dice - e non so se frequentasse qualcuna in particolare, avevo capito che c'era una piccola storia in particolare, ma atteneva alla sua sfera privata e non al nostro rapporto professionale.

Ma niente lasciava presagire minimamente ciò che è successo». «Riposto è attonita, sconvolta e ferita dice il sindaco Enzo Caragliano. Questa tragedia non riflette la nostra città. Sono atti che possono essere collegati solo alla follia umana».

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica