Il "doppio gioco" sui migranti: così può saltare il banco

Il governo costretto a muoversi tra due fuochi: ecco il sottile equilibrio in cui Luciana Lamorgese deve gestire l'emergenza immigrazione

Il "doppio gioco" del governo sui migranti: così può saltare il banco

Nelle ultime settimane i riflettori si sono accesi sul Mediterraneo centrale per via degli incessanti flussi migratori che hanno messo in difficoltà l’Italia, come dimostrato quanto accaduto a Lampedusa. Lì il sistema d’accoglienza ha rischiato il collasso. Dal governo di Roma ci si muove su più fronti apparentemente contraddittori. Da un lato l’incontro che il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha avuto a Tunisi, dall’altro il preannunciato vertice al Viminale con le Ong. Dulcis in fundo il Consiglio Europeo nel quale il presidente del consiglio Draghi ha riposto le speranze di un cambio di passo da parte degli Stati membri in materia di immigrazione: "Ho avuto molto sostegno da parte di Paesi come noi interessati al problema - ha detto il premier al termine del vertice - ma anche il sostegno di paesi che finora sono stati indifferenti. Speriamo che questa buona volontà poi si traduca in fatti".

Il problema migratorio e le mosse del governo

Il mese di maggio può essere definito come il banco di prova per l’Italia nella gestione dei flussi migratori. Movimenti che hanno preannunciato un’estate calda non tanto per le alte temperature ma tanto per i possibili numeri che metteranno in moto la macchina dell’accoglienza. Da queste cifre infatti emerge che l’Italia si trova in estrema difficoltà e che da sola va avanti a singhiozzo. Ed ecco che dal ministero dell’Interno sono state messe a punto delle iniziative che, per quanto diverse e operanti su fronti opposti, hanno l’obiettivo di tirare il freno a mano ai movimenti migratori i quali, avendo origine dall’altra parte del Mediterraneo, trovano conclusione lungo le nostre coste. Bisogna adesso capire se gli esiti auspicati potranno davvero essere toccati con mano o si risolveranno in un nulla di fatto. Della critica situazione il ministro Lamorgese ne ha fatto il punto nel corso dell’audizione bicamerale Schengen del 19 maggio scorso dove ha preannunciato tra le varie iniziative, quella di incontrare i rappresentanti delle Ong negli uffici del Viminale. Nel frattempo, il giorno seguente, assieme al commissario europeo per gli affari interni, Ylva Johansson, è volata in Tunisia per incontrare le più alte cariche dello Stato. Un dialogo il cui fine è stato quello di “smantellare - come ha detto Lamorgese in conferenza stampa - il business criminale dei trafficanti di migranti”. Per raggiungere questo fine l’Europa ha promesso maggiori investimenti nell’Africa settentrionale in modo da potenziare le risorse e le attività locali e quindi disincentivare le partenze.

“Necessaria una politica realistica per la gestione delle migrazioni”

Ancora una volta a Tunisi quello che si è registrato è stato uno scambio di impegni: dall’Europa un maggior sostegno economico nei territori martoriati dalla profonda crisi che mette in fuga diverse migliaia di persone e, dalla Tunisia, un maggior impegno a frenare le partenze e a facilitare i rimpatri. Come può essere giudicato un incontro, l’ennesimo, di questo tipo alla luce dell’attuale contesto socio politico? Come interpretare le mosse di Lamorgese? A dare risposta su IlGiornale.it è il docente dell’Università Cattolica di Milano, nonché fondatore di ItsTime, Marco Lombardi: “Il responsabile del Viminale - dichiara il professore - come donna di Stato risponde adeguandosi agli indirizzi di governo dove il premier Draghi sta tentando nuove strade per affrontare la questione migratoria. Mi aspetto che un ministro non faccia politica ma azione di governo. Giudico questo aspetto importante, in quanto la questione migratoria può essere affrontata, soprattutto in termini di relazioni internazionali, solo rispetto a una visione funzionale alla governance del proprio Paese”. Secondo Lombardi non è l’intesa sui valori, né della solidarietà né della vita che favorisce gli accordi tra Stati. A suo avviso è necessaria “una politica realistica per la gestione delle migrazioni”. In merito alla visita combinata Italia ed Europa in Tunisia “essa- afferma il professore - doveva essere fatta, come periodicamente queste visite devono essere ripetute per rinegoziare quel minimo di controllo alle frontiere che, comunque, si diluisce nel tempo ed è funzionale agli eventi contingenti”.

Le perplessità sulle Ong

Gli accordi con Paesi terzi da cui si originano buona parte dei flussi migratori sono stati spinti soprattutto dalla Lega. All'interno della maggioranza però le posizioni sono molto divergenti. Il Pd ad esempio ha spesso fatto riferimento alla linea delle Ong, le quali hanno sempre malvisto le intese con i governi nordafricani. Ma Luciana Lamorgese ha espresso l'intenzione di incontrare anche i rappresentanti delle Ong. La politica del titolare del Viminale a prima vista potrebbe sembrare contraddittoria: “Il ministro ha il compito di governare il sistema migratorio, la politica di orientare il governo – ha dichiarato Marco Lombardi – per cui sia una Lamorgese sia un Letta che incrociano al largo le Ong fanno il loro lavoro”.

In poche parole, più che di contraddizione nella politica dell'attuale titolare del dicastero dell'Interno ad essere emersa è la necessità di stabilire un certo equilibrio. Ma occorrono dei paletti: “Le Ong, come espressione radicale del pensiero, si esprimono con una organizzazione totalizzante per conseguire il loro obiettivo - ha infatti sottolineato Lombardi - e, questo, nella politica, è un limite alle necessarie forme di negoziazione che a livello internazionale permettono di trovare un’intesa”. Gli attivisti storicamente si sono sempre imposti come rappresentanti di formazioni che hanno un unico obiettivo da perseguire: “In questa prospettiva - ha ancora ribadito il fondatore di ItsTime - le Ong possono essere uno strumento utilizzabile dalla politica che persegue il governo della situazione, ma non possono essere né fattore di ispirazione del governo né il primo alleato perché il loro obiettivo è altro”.

“L'Europa ci lascerà soli”

L'unico punto sul quale le varie anime della coalizione a sostegno di Mario Draghi hanno trovato intese, riguarda l'Unione Europea. E, in particolare, il sostegno da chiedere alle istituzioni comunitarie. Anche questo fronte però è molto delicato. Nel corso dell’ultimo Consiglio europeo il premier Draghi ha mostrato un bilancio in chiaroscuro: "Avevo detto - ha affermato il capo dell’esecutivo - che avrei sollevato il problema della migrazione che è stato assente per parecchio tempo. Ho esordito dicendo che mettere a dormire un problema non lo fa sparire. Da parte di Francia e Germania c'è coscienza del problema ma i primi passi sembrano mostrare una certa consapevolezza che occorra una risposta solidale non indifferente". Tuttavia l’ex governatore della Bce si è mostrato prudente “Non voglio spingermi oltre nel promettere successi – ha affermato - speriamo che questa buona volontà poi si traduca in fatti".

Dall’Unione europea sono arrivati quindi messaggi ambivalenti: “Non è una sorpresa - ha commentato Marco Lombardi - l’Europa negli ultimi anni si è sempre più dissolta in un’accozzaglia frammentata di interessi che non è in grado di esprimere una visione di governo comune”. La conseguenza di tutto ciò è facile da prevedere: “L’Italia sarà sola a difendere le frontiere meridionali - ha concluso il professore - A meno che non abbia da mettere sul piatto argomentazioni diverse e più significative, diverse dal governo dei flussi migratori, per costringere gli altri paesi a condividere proprio la questione migratoria”. Una circostanza quest'ultima molto lontana dalla realtà. Luciana Lamorgese dunque, in vista di un'estate molto difficile, non potrà fare altro che destreggiarsi nel delicato equilibrio sul quale regge il governo Draghi. Sperando di poter attuare politiche in grado di ridimensionare la portata dei flussi migratori.

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