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Draghi scuote l'Ue. "Per la prima volta siamo davvero soli"

Il monito mentre Usa e Cina trattano: "Unire mercati e difesa per contare di più"

Draghi scuote l'Ue. "Per la prima volta siamo davvero soli"
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Nel giorno in cui il mondo guardava ai colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping, da Aquisgrana è arrivato un messaggio che riguarda direttamente il futuro dell'Europa. Per la consegna del Premio Carlo Magno 2026, Mario Draghi ha pronunciato un discorso di notevole densità politica, nel quale ha descritto i rischi fatali per il Continente.

Il passaggio destinato a restare è probabilmente quello in cui l'ex presidente della Bce ha affermato che "per la prima volta nella memoria vivente, siamo davvero soli insieme". Una formula che fotografa la nuova condizione dell'Europa, costretta a misurarsi con un mondo dominato da grandi potenze.

Il riferimento agli Usa è stato esplicito. Draghi ha osservato che "per la prima volta dal 1949 gli europei devono affrontare la possibilità che gli Stati Uniti possano non garantire più la nostra sicurezza alle condizioni che davamo per scontate". Allo stesso tempo, però, il bersaglio polemico non è Washington. Semmai è l'illusione europea di poter continuare a prosperare senza diventare una vera potenza geopolitica.

Secondo Draghi, il vecchio modello non regge più. Da qui nasce la critica a un'Europa che "ha aperto se stessa al mondo senza completare il mercato interno". Per l'ex premier italiano il continente paga oggi anni di frammentazione, eccesso di regolazione e incapacità di costruire una vera scala continentale nei settori decisivi. Non a caso ha insistito sulla necessità di integrare mercati dei capitali, energia, infrastrutture e industria tecnologica.

Particolarmente forte il passaggio sull'intelligenza artificiale. Draghi ha avvertito che "nessun momento nella storia recente ha visto una parte così grande del nostro futuro economico dipendere da una singola trasformazione tecnologica". E mentre Stati Uniti e Cina investono enormemente in data center, semiconduttori ed energia, "l'Europa sta restando indietro".

Il discorso ha avuto anche un forte accento strategico e militare. Draghi ha sostenuto che la dipendenza europea dagli Stati Uniti nella difesa finisce inevitabilmente per riflettersi "su commercio, tecnologia ed energia". Per questo ha chiesto una capacità militare più autonoma, pur precisando che "una Europa capace di difendersi potrebbe persino essere un alleato più prezioso" all'interno della Nato.

Il tema centrale resta, però, l'integrazione. L'ex premier ha criticato apertamente i meccanismi decisionali dell'Unione, spiegando che "l'azione a livello di Ventisette spesso non riesce a produrre ciò che questo momento richiede", perché le decisioni "vengono diluite e ritardate fino a diventare irriconoscibili". Da qui la proposta di un "federalismo pragmatico", cioè la possibilità per gruppi di Paesi di avanzare più rapidamente su difesa, energia e industria strategica senza restare paralizzati dall'unanimità.

Non è un caso che nella laudatio il cancelliere tedesco Friedrich Merz abbia aperto moderatamente a una maggiore collaborazione europea.

"Abbiamo elaborato proposte comuni per un'agenda di riforme in Europa, ispirate alle idee di Mario Draghi", ha detto confermando che "la cooperazione con il governo italiano e con la stessa presidente Giorgia Meloni è stretta e in linea con i nostri obiettivi".

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