Leggi il settimanale

Il drone "martire" dai costi ridottissimi. Buca gli intercettori e vola per 2mila km

Teheran ne lancia a centinaia per saturare i radar. E aprire la strada ai missili balistici

Il drone "martire" dai costi ridottissimi. Buca gli intercettori e vola per 2mila km
00:00 00:00

Missili, droni e barchini veloci. La formula strategica dell'arsenale iraniano è tutta qua. Almeno finché la guerra si gioca contro Israele e Stati Uniti. E ha come principali dimensioni quelle dei cieli e dello Stretto di Hormuz. Questa formula strategica si basa su tre considerazioni. La prima è che Israele non potrà mai - data la distanza - lanciare un massiccio attacco di terra contro la Repubblica Islamica. Anche perché neppure il totale dei circa 5-600mila militari israeliani - tra militari di leva e riservisti - consente un intervento in un Paese grande 5 volte mezza l'Italia. E lo stesso dovrebbe valere per gli americani ben attenti a non imbarcarsi in un operazione di terra che li costringerebbe a mobilitare almeno un milione di uomini.

Proprio per questo gli iraniani puntano sulla guerra marittima e su quella aerea. Per quella marittima scommettono su una flotta di 3mila barchini veloci affiancati da una dozzina di mini sommergibili capaci di bloccare quello stretto di Hormuz da cui transita un quarto del commercio mondiale di petrolio. I barchini, usati in gran parte dalla marina dei Pasdaran, sono copie dei motoscafi svedesi Boghammar degli anni '80 dotati di mitragliatrici pesanti o lanciarazzi. Ma accanto a questi vi sono anche barchini suicidi e chiatte specializzate nella disseminazione di mine. I mini sommergibili - per quanto facilmente eliminabili - sono un arma insidiosa soprattutto nella strozzatura di appena 39 chilometri che rappresenta il punto più stretto di Hormuz.

Sul fronte aereo missili e droni - capaci colpire distanza con costi relativamente bassi - sono sicuramente le due armi preferite. Ma quella più riuscita è sicuramente il drone Shahed 136. Nei primi cinque giorni di guerra questo rumoroso aeroplanino di tre metri e mezzo, assemblato intorno a un'ala a delta, ha bucato le difese aree di Emirati, Bahrein e Kuwait. Battezzato con lo stesso nome dei "martiri suicidi" lo Shahed ha un costo di appena 40mila dollari, ma può volare per 2mila chilometri e dribblare intercettori come i missili Patriot da un milione di dollari a testata. E questo fa la differenza. Il basso prezzo, unito a una semplicità assoluta di impiego, consente agli iraniani di lanciarne centinaia nella certezza che almeno uno supererà le barriere antiaeree. O quantomeno contribuirà a saturare i sistemi radar del nemico. E questo aprirà la strada ai missili balistici lanciati sullo stesso bersaglio.

In questo primo scorcio di conflitto i successi più significativi dei droni Shahed sono stati messi a segno sulla base navale di Manama nel Baharain, sede della Quinta Flotta statunitense, e sulla base inglese di Akreotiri a Cipro. Le capacità missilistiche dell'Iran, come dimostrano i lanci di questi giorni, rappresentano un altro bel rebus. Un rebus su cui anche l'intelligence israeliana e quella statunitense stentano ad avere certezze. Secondo i rapporti resi pubblici da fonti israeliane la Repubblica Islamica disponeva fino a sabato scorso di almeno 3mila missili balistici. Di questi almeno 2mila erano missili di medio e lungo raggio capaci di volare per circa 2mila chilometri e raggiungere Israele. Dati abbastanza sorprendenti per gli israeliani convinti che la cosiddetta "Guerra dei 12 giorni" avesse ridotto gli arsenali iraniani a non più di 1.500 missili. Questo fa presupporre una capacità produttiva di oltre 100 missili al mese. Una capacità, pur trattandosi di testate meno elaborate, assai superiore a quella di gran parte dei Paesi occidentali.

Ma dietro vi sarebbe lo zampino del Dragone cinese assai sollecito nel mettere a disposizione di Teheran - dopo la batosta dello scorso giugno - almeno 2mila tonnellate di perclorato di sodio, un componente fondamentale per la produzione di propellente solido.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica