E Alfano chiese all'amico: ma perché non mi votano?

Lo sfogo del ministro dell'Interno, preoccupato per le percentuali a picco del suo Ncd. La replica: "Angelino, ti considerano il traditore di Berlusconi e succube di Renzi"

E Alfano chiese all'amico: ma perché non mi votano?

Riceviamo e pubblichiamo

"Con riferimento all’articolo apparso il 4.3.2016, nel corpo della prima pagina centrale, in tutta la pagina 11 del quotidiano “il Giornale” e sul sito web, a firma Augusto Minzolini, intitolato “Alfano: perché non mi votano” e sottotitolato “Il ministro confida ad un amico il suo stupore per lo scarso successo politico”, si precisa quanto segue.
L’articolo riporta fatti mai accaduti e circostanze del tutto false, strumentali e non veritiere.
È, invero, totalmente inconsistente ed ingannevole quanto riportato da Minzolini: sia le circostanze di fatto sia le presunte dichiarazioni, sono completamente destituite del benché minimo fondamento. Va precisato, peraltro, che il ministro Alfano (che a sua volta ha già seccamente smentito), seppure cliente della ditta Talarico Cravatte, non mette piede nel negozio di via dei Coronari da circa due anni. Né Talarico ha mai conosciuto il senatore Minzolini, che non rientra tra i clienti abituali della boutique.
Tuttavia, a prescindere da quanto sopra, Talarico rinnova la sua stima nei confronti del ministro Alfano ed il suo pensiero è assolutamente in contrasto con quanto asseritamente dichiarato da “il Giornale”.
Trattandosi di affermazioni potenzialmente lesive della reputazione della ditta titolare del marchio “Talarico Cravatte”, nonché del signor Maurizio Talarico, è stato già dato mandato all’avvocato Aurelio Tricoli di agire nelle opportune sedi giudiziarie per la migliore tutale dei propri diritti ed interessi.
Studio legale Tricoli"

La scena che raccontano è di quelle che rimangono impresse nella memoria. È avvenuta qualche giorno fa, quando Angelino Alfano ha varcato la soglia del negozio di cravatte sartoriali «Talarico», al civico 52 di via dei Coronari, a due passi dal Senato. Lì, mentre sceglieva con l'aria di intenditore tra una sette pieghe, una pochette o un foulard, il ministro dell'Interno si è lasciato andare a questa confessione con il proprietario Maurizio: «Ma perché la gente non mi vota? Perché nei sondaggi non arrivo al 3%?». Già, la mitica soglia di sbarramento del 3% prevista nell'Italicum, la nuova legge elettorale, quella che decreta se un partito sopravvive o muore. Il povero Angelino non si dà pace da quando ha capito che l'impresa è improba e, appunto, si sfoga con chiunque gli capiti a tiro, come il pulcino Calimero che, in un carosello di una vita fa, si lamentava perché era «piccolo e nero». Spesso gli interlocutori del momento lo confortano, ma l'altro giorno Maurizio Talarico, appassionato di politica, ciellino, che lo conosce da una vita, ha preso coraggio e non gli ha nascosto la cruda verità. «Guardi - racconta l'uomo delle cravatte - io ho il difetto di essere sincero, quasi brutale, per cui gli ho detto: Caro Angelino, purtroppo la gente ti vede come il traditore di Berlusconi. Appari troppo succube di Renzi. E proprio per questo, se fossi in te, lo dico per il tuo bene, non andrei in televisione ma ci manderei qualcun altro».Dilemmi, paure, sconforti del mitico «centro», luogo di culto dove si decidono le campagne elettorali. Quell'aria di confine, dove gli schieramenti si contendono l'ultimo voto per avere la meglio l'uno sull'altro. Ora quel centro moderato appare diviso, frastagliato, terra di saccheggio degli altri predoni della politica. Ma, soprattutto, è diventato per tutti un rebus: chi là dentro ha il potere, in gergo le «poltrone», non ha il consenso; chi ha il consenso non ha una politica. Il Nuovo centrodestra di Alfano, dopo tre anni di governo, uno con Letta e due con Renzi, nei sondaggi si è assottigliato e sta lambendo lo zero. Casini e i suoi già sono andati sotto lo zero. Renzi in quell'area non sfonda, mentre il centrodestra diviso, sia pure con una diversa redistribuzione dei voti al suo interno, continua a rappresentare un blocco elettorale che supera il 30%. Per alcuni sondaggisti è addirittura sopra il Pd, per altri poco sotto. Almeno l'ultimo arrivato nella grande giostra «centrista», Verdini, questa contraddizione tra «potere» e «consenso» non se la pone proprio. A lui interessa solo il primo «elemento» e il suo orizzonte politico si ferma al 2018. Fino a lì il suo programma è chiaro, cadenzato. Intanto vuole far pesare al premier il suo appoggio: l'altroieri prima di ordinare ai suoi di partecipare al voto sulla nuova legge sull'omicidio stradale e garantire il numero legale al Senato, Verdini ha preteso, per l'ennesima volta, che Luca Lotti, il plenipotenziario renziano, gli telefonasse per chiedergli soccorso. Le tappe successive sono semplici, quasi banali. «Nelle primarie del Pd - ha spiegato ai suoi - appoggeremo i candidati renziani; poi, alle elezioni, faremo la campagna elettorale nelle città per i candidati renziani; quindi, parteciperemo ai comitati per il sì al referendum per le riforme renziane; e, infine, all'indomani della vittoria al referendum, entreremo nel governo renziano». Insomma, un Renzi minuto per minuto. Addirittura, Verdini, che su questi argomenti è meticoloso, ha già pronta la lista della spesa: un viceministro e due sottosegretari, da dividere tra nord, centro e sud. Tra i verdiniani si è già discusso dei particolari. Il viceministro sarà toscano. Saverio Romano non farà il ministro: «Saverio mettiti in testa - gli ha spiegato lo stesso Verdini - che Renzi non vuole ex esponenti del governo Berlusconi tra i piedi». La stessa cosa ha detto al senatore D'Anna, che gli ha risposto con una lettera di fuoco, minacciando di cambiare gruppo parlamentare. «Il problema - ammette con l'onestà intellettuale che tutti gli riconoscono Riccardo Mazzoni, mente lucida del verdinismo - è che dopo il 2018 c'è buio fondo. Questa linea non ci porterà consenso e Renzi, purtroppo, è un grandissimo tattico ma non ha una strategia».Problemi a cui il «pragmatico» Verdini non si appassiona, ma che, invece, per il quarantenne Alfano sono diventati un incubo. Il ministro dell'Interno, infatti, non ha una prospettiva, motivo per cui Ncd si sta sfaldando. Se ne sono andati Quagliariello, Giovanardi, e poi, ancora, Sacconi. E anche chi è rimasto non vede un domani ed è alla ricerca di una via d'uscita. Che naturalmente guarda a chi ha il «consenso». Non tanto verso Renzi, che è inospitale, quanto verso il Cav. «Il punto è che Angelino - osserva il siciliano Salvatore Torrisi, punto di forza di Ncd in Sicilia - il 3% non lo farà mai. Basterebbe che il centrodestra tornasse a fare politica per rimettere tutto in movimento. A Milano siamo tutti insieme sotto Parisi. Se si riuscisse a fare la stessa operazione a Roma con Marchini, se necessario con le primarie del centrodestra, si potrebbe vincere in entrambe la città con Ncd che appoggia due candidati dell'opposizione. Una contraddizione che potrebbe anche portare alla caduta del governo».Appunto, ci vorrebbe la politica. E di «chance» il centrodestra ne avrebbe non poche. Roma e Milano, ad esempio, potrebbero diventare un laboratorio vincente anche a livello nazionale. Lo schema potrebbe essere quello di un'alleanza tra le tre forze tradizionali del centrodestra - Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia - e un outsider, che potrebbe raccogliere i centristi disorientati e in cerca di autore. Parisi a Milano e, nel caso, Marchini a Roma. Le condizioni ci sarebbero tutte visto che la sinistra è divisa come non mai e molti giocano sulla sconfitta di Renzi. La «rete» veltroniana nella Capitale appoggia nelle primarie Roberto Morassut contro il candidato del premier Giachetti. D'Alema addirittura pensa di mettere in lizza un candidato di sinistra senza passare per le primarie, cioè l'ex ministro Massimo Bray. Non parliamo poi dei rancori dell'ex sindaco Marino. Mentre il presidente della Regione Zingaretti ha confidato a due emissari del centrodestra che se alle primarie del Pd appoggerà Giachetti, alle elezioni è tentato dalla voglia di dare una mano a Marchini. Addirittura nella sinistra estrema c'è chi tifa, sempre nella logica di dare un colpo a Renzi, su una candidatura di Marchini che raccolga l'intero centrodestra. «Lo ripeto ogni giorno - confida Loredana De Pretis di Sel - a tutti quelli del centrodestra che conosco». Solo che per farlo ci vorrebbe quel più di politica che per ora latita. Veti su veti, il centrodestra è diviso su tre candidature. Salvini teorizza le primarie, seguendo uno schema preciso: «Vado in alleanza solo su un candidato potenzialmente vincente, altrimenti meglio da soli». La Meloni non sa che pesci prendere, mentre il Cav è schiavo della parola data a Bertolaso. Ci vorrebbe un passo indietro, un metodo per trasformare il «consenso» in politica. Ma per ora c'è l'impasse e il coordinatore di Forza Italia del Lazio, Fazzone, in una lettera appassionata a Berlusconi è arrivato addirittura «a declinare ogni responsabilità».E mentre nelle grandi manovre sul «centro» il centrodestra sta fermo, gli altri si muovono. Per riaprire un discorso con i cattolici delusi e incattiviti per le unioni civili, Renzi ha fatto muovere l'amico Mario Adinolfi, che parla di un nuovo partito per la famiglia. Che c'entra Adinolfi con Renzi? C'entra, eccome se c'entra: Adinolfi ha trascorso una vita nel Pd, è renziano da sempre e il premier è stato il grande sponsor della nascita del suo giornale, la Croce. L'operazione serve ad evitare che il popolo del «Family day» finisca per ingrossare le file del centrodestra. Mentre sull'altro versante anche i Cinque stelle partecipano alle grandi manovre sul «centro»: prima hanno fatto saltare la «stepchild adoption» al Senato; poi, Grillo ha assunto una posizione dura contro «il figlio in provetta»; e, infine, per Roma è venuto fuori un candidato, Virginia Raggi, che o per aver lavorato nello studio Previti, o per le cose che dice sembra fatto apposta per corteggiare l'elettorato moderato. «Il principe Colonna - racconta Franco Carraro gran conoscitore della Capitale - ha già detto in una cena che la voterà». Cosa non si fa, per qualche voto moderato in più...

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