E col presidente "amico" calano le vendite di armi

Il paradosso americano

E col presidente "amico" calano le vendite di armi

Paradossi ed automatismi del post elezioni presidenziali. Dopo l'elezione nel 2008 del democratico Barack Obama, favorevole ad una stretta sulle armi dopo la lunga serie di stragi negli Usa, la vendita di pistole e fucili decollò arrivando a far sì che in America oggi ci siano più pistole e fucili (357 milioni) che abitanti (310 milioni). Il tutto per la gioia della potente lobby delle armi, la National Riffle Association (Nra). Ieri, la stessa Nra che a Donald Trump durante la campagna aveva donato 20 milioni di dollari (certi della vittoria della rivale democratica Hillary Clinton, a loro ostile) puntando invece tutto sulla riconferma dei membri del Congresso che in modo assolutamente bipartisan difendono i loro interessi, piange il crollo del 20% delle vendite. L'insediamento di Trump alla Casa Bianca (il 20 gennaio 2017) e con l'attuale inquilino Barack Obama che, dopo aver tentato - fallendo - a gennaio del 2013 (dopo il massacro a dicembre del 2012 alla scuola elementare Sandy Hook in Connecticut, in cui un folle ammazzò 20 bambini e sei adulti) di cambiare le regole, non può più fare nulla, rassicura gli americani patiti di armi che nessun modificherà più la legge. In sintesi l'elezione di un presidente «ostile» al II anacronistico (risale al 1791) emendamento della Costituzione, che sancisce il diritto a girare armati, fa aumentare le vendite. Quella di un presidente amico rappresenta una iattura per i fabbricanti di pistole e fucili.

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