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E Conte si astiene sul "suo" trattato

Il leader M5s tuona contro quel Mes che da premier aveva voluto

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«Il fronte europeo più caldo è il Mes. I nostri patrioti hanno disertato questo fronte non riescono a prendere posizione». Giuseppe Conte tuona così contro la maggioranza, fingendo di aver sempre assunto la stessa posizione sul Mes. Ma non è così.

Il M5S, in commissione Esteri alla Camera, si è astenuto in occasione del voto sul testo base del disegno di legge di ratifica del Mes, ma Giuseppe Conte, da presidente del Consiglio, impose ai grillini di votare a favore. Era il 9 dicembre 2020, il giorno che precedeva un importantissimo Consiglio europeo, quando il M5S si spacca sulle risoluzioni riguardanti la riforma del Mes. Alla Camera 13 deputati votano no alla risoluzione di maggioranza, mentre altri dieci non partecipano al voto. A Palazzo Madama, invece, tra assenti, voti contrari e senatori che non partecipano al voto, mancano 11 voti del Movimento Cinquestelle. Chi più e chi meno, tutti i parlamentari grillini dissidenti subiscono la minaccia dell'espulsione. «Se li metteremo sulla graticola? Si sono auto-graticolati oggi», sono le parole di Vito Crimi, all'epoca capo politico del M5S ad interim che ammonisce: «Nel Codice etico si parla di rispetto del principio democratico di maggioranza, chi ha votato contro si prende le sue responsabilità. Il M5S è un'associazione politica solidale, non è un'azienda». Un clima di forte tensione che è ancora vivo nella memoria dell'ex deputato dimaiano Sergio Battelli. «Ma come!?! Ricordo a me stesso le riunioni che culminarono con l'espulsione di parecchi colleghi dell'allora gruppo parlamentare m5s, ricordo ancora quante lotte interne per «votare l'ok di Conte alla riforma», scrive sul suo profilo Instagram l'ex deputato ligure che pochi giorni fa ha aderito a +Europa. «Quando c'era da tenere Conte a Palazzo Chigi le condizionalità della riforma andavano bene, oggi, che bisogna ratificare semplicemente il trattato modificato da Conte invece è brutto, cattivo e uccide gli Stati», chiosa Battelli ricordando che la ratifica del Mes non implica la sua automatica attivazione. Il Mes è sempre stato un tema molto divisivo per i pentastellati, i quali furono convinti a votare a favore solo dopo una lunga ed estenuante serie di riunioni, tenutesi tutte rigorosamente su Zoom. Un voto favorevole che, all'epoca, costò caro al Movimento Cinque Stelle, sia dal punto di vista elettorale sia dal punto di vista politico perché «se avessimo votato tutti compattamente contro, sarebbe saltata tutta la baracca», ricordano alcuni ex parlamentari che preferiscono non essere menzionati, ma ci tengono a far presente quanto sia «smemorato» e opportunista Conte. Da presidente del Consiglio di un governo filoeuropeista come quello giallorosso pretendeva il sì al Mes, da leader del M5S punta tutto sull'astensione, pur di distinguersi persino dal resto delle forze d'opposizione, comprese quelle che appoggiano il suo candidato, Roberto Gravina, nella corsa alla presidenza della Regione Molise.

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