E Israele colpisce i vertici Houthi: "Uccisi il premier, ministri e generali"

Più raid su Sana'a. "Eliminati al-Rahawi, il capo della Difesa e dello Stato maggiore"

E Israele colpisce i vertici Houthi: "Uccisi il premier, ministri e generali"
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Israele prova a spazzare via la leadership degli Houthi e uccide il premier dei ribelli sciiti nello Yemen. Tel Aviv ha dimostrato la volontà di espandere le operazioni contro i gruppi sostenuti dall'Iran, in un blitz che ricorda quelli dello scorso autunno contro Hezbollah in Libano. Obiettivo questa volta il primo ministro dei miliziani Ahmed al-Rahawi, ucciso giovedì in un appartamento nel quartiere di Bayt Baws a Sana'a. Secondo il quotidiano Aden Al-Ghad, Rahawi è stato eliminato insieme ad alcuni dei suoi compagni. Non c'è stata alcuna conferma immediata da parte di Tel Aviv, mentre gli Houthi hanno smentito. Ciò evidenzia la guerra di informazione che accompagna il conflitto, con ogni parte che cerca di plasmare le percezioni di successo o fallimento di un'operazione a suo vantaggio. Dai resoconti dei media yemeniti sembrerebbe che quest'ultima incursione sia stata separata da quella nella quale Israele avrebbe bersagliato dieci ministri degli Houthi, tra cui quello della Difesa Al-Atifi e il capo di stato maggiore Al-Ghamari mentre si erano radunati in un luogo fuori Sana'a per ascoltare un discorso dal leader del gruppo, Abdul Malik al-Houthi. Fonti citate dall'israeliano Channel 13 hanno fatto sapere però che "sembra che il raid abbia avuto successo", e Ynet ha riferito che "la valutazione che l'intera élite degli Houthi sia stata eliminata sta crescendo". È intervenuto anche il ministro della Difesa dello Stato ebraico Israel Katz con parole di fuoco: "Chi alza una mano contro Israele, la sua mano sarà tagliata".

Il suo omologo Al-Atifi, ricopre il suo incarico dal 2016, ed è considerato il funzionario di più alto rango nell'apparato militare dell'organizzazione. Mentre il capo di stato maggiore, Al-Ghamari, sarebbe rimasto gravemente ferito da un raid israeliano in Yemen a giugno, condotto mentre era in corso la guerra contro l'Iran. Un alto funzionario ha rivelato a Channel 12 che Israele era pronto a colpire la leadership degli Houthi già nel bombardamento su Sana'a di domenica, dove sono morte 10 persone e rimaste ferite 92. Gli attacchi di giovedì hanno segnato la sedicesima volta che Israele ha colpito i miliziani yemeniti, a circa 1.800 chilometri di distanza. Gli Houthi, il cui slogan recita "Morte all'America, morte a Israele e maledizione agli ebrei", hanno iniziato a prendere di mira lo Stato ebraico e il traffico marittimo nel novembre 2023, un mese dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre.

Gli Houthi hanno smesso di sparare solo quando è stato raggiunto un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nel gennaio 2025. A quel punto, avevano lanciato oltre 40 missili balistici e decine di droni e missili da crociera contro Israele, uno ha ucciso un civile a Tel Aviv a luglio, provocando il primo attacco israeliano in Yemen. Dal 18 marzo, quando Tsahal ha ripreso l'offensiva contro Hamas nella Striscia, gli Houthi hanno tirato 72 missili balistici e almeno 23 droni contro lo Stato ebraico. Il movimento zaydita, una variante dello sciismo diffusa in Yemen, controlla la maggior parte della regione nord-occidentale del paese, compresa la costa del Mar Rosso e Sana'a. Ha preso di mira anche le navi nel Mar Rosso durante il conflitto a Gaza. In risposta Israele e una coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno martellato le aree nello Yemen detenute dal movimento, tra cui Sana'a e la città costiera strategica di Hodeida, è stato messo fuori servizio pure l'aeroporto della capitale. Donald Trump a maggio ha annunciato un accordo con gli Houthi per porre fine agli attacchi alle navi.

I ribelli yemeniti, tuttavia, hanno subito sottolineato che il patto non includeva la cessazione dei bombardamenti contro obiettivi che ritenevano fossero allineati con Israele. Il rischio più grande è che il conflitto diventi regionale.

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