E l'Agcom batte un colpo su Rai e Fazio

Richiamo dell'Autorità: «Entro oggi la lista degli ospiti dopo il premier»

Roma Con Matteo Renzi che continua a sdoppiarsi e triplicarsi - ora premier ora leader pd ora Achille Lauro redivivo che sgancia milioni al posto dei pacchi di pastasciutta, ieri 168 all'area metropolitana di Cagliari - è chiaro che il compito per un'Authority di controllo come l'Agcom non è che sia dei più facili. Eppure una certa latitanza se non sudditanza non era sfuggita ai più. Preso per i capelli dalle polemiche giornalistiche, e forse anche per le orecchie, finalmente l'organismo presieduto da Angelo Cardani ha battuto un colpo.

Una specie di penultimatum rivolto a Fabio Fazio, comparsa in ginocchio all'ennesimo comizio tivù di Renzi, affinché in 24 ore tiri fuori (o forse predisponga ad hoc?) la lista dei prossimi ospiti della trasmissione Che tempo che fa. Così da riequilibrare in qualche modo i tempi concessi all'Onnipresente Matteo in favore di qualche fautore del No. Assai singolare e misurata (per non dire di peggio) la prosa della nota uscita fuori da una burrascosa riunione dell'Agcom. Si chiede alla Rai (già richiamata il 10 novembre scorso) sostanzialmente di «aumentare i tempi dedicati alla trattazione dell'argomento referendario», con analogo invito rivolto alle emittenti private, in particolare Mediaset e Sky. Quindi si rinnova l'invito ad assicurare «equilibrata presenza delle diverse forze politiche». Furbetta la via d'uscita escogitata per aggirare Fazio e le sue scandalose «marchette» a Palazzo chigi. Comunichi la lista degli ospiti, gli chiedono, così da poter valutare «il rispetto della par condicio». Solo dopo l'Agcom si riserva la facoltà di «adottare misure d'urgenza». Arzigogolo che pare abbia fatto infuriare il commissario Martusciello (in segno di polemica ha dichiarato che non prenderà più parte a riunioni sulla par condicio), e suscitato la magra consolazione dell'ex ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, che parla dell'«ennesima figuraccia» di una Rai dominata da «arroganza, faziosità e incompetenza; persone inadeguate che il 4 dicembre faranno la stessa fine di Renzi».

Magari fosse vero. Se i sondaggi danno ancora in vantaggio il No, considerata la disperazione vitalistica di Renzi, non si sa che cosa ci verrà riservato in futuro. I milioni in dono ormai gli cadono dalle mani come a una Madonna pellegrina i miracoli. Il premier, se ammette finalmente che se vince il No «non ci sarà l'invasione delle cavallette», ne approfitta per prendere in considerazione quel che accadrà «dopo». Nulla, dice. «Se qualcuno il giorno dopo vuol fare pasticci o giochini li farà senza di me... Non ci sarà nessun governo tecnico o di scopo». Frase un po' ambigua, che esautora il presidente Mattarella da qualsiasi ruolo. Al punto che non a caso ieri «ambienti» del Quirinale precisavano che «non si sciolgono le Camere per un referendum». Il presidente «non ha intenzione di intervenire». Visto quel che abbiamo visto finora, era inutile pure precisarlo.

RooS

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