E ora una "piccola preghiera" per il pianista da hit parade

Morto a 94 anni il compositore di tanti successi, da "Magic moments" in poi. Collaborò coi più grandi

E ora una "piccola preghiera" per il pianista da hit parade

Persino i White Stripes e gli scatenati Stranglers hanno eseguito cover dei suoi brani. È questa la prova dell'universalità e dell'unicità delle canzoni «gentili» di Burt Bacharach, maestro di musica e di vita scomparso a 94 anni a Los Angeles. Pianista-compositore e persino produttore, con Hal David ha formato una coppia di autori tra i più importanti (insieme a Holland-Dozier-Holland e Lennon-McCartney) nella storia della musica popolare di grande qualità. Le sue canzoni, come la strepitosa Raindrops Keep Fallin' On My Head, sono state un punto di riferimento per il pubblico, per la critica e per gli addetti ai lavori, imitate e ascoltate centinaia di volte. Superstar internazionale, era un re negli Stati Uniti ma anche in Gran Bretagna. Bacharach vanta una serie di record difficili da battere. Delle 70 canzoni che ha scritto, tutte sono entrate ai primi posti delle classifiche americane, mentre 52 sono diventate hit nel Regno Unito, dove è il diciottesimo compositore di maggior successo per vendite di dischi.

La sua avventurosa strada inizia nei primi anni '50, da ragazzo di talento, soprattutto pianista e direttore di orchestrine, tra cui quella che accompagnava in tournée la divina Marlene Dietrich. Nel '58 piazza la sua prima zampata affidando a Perry Como l'elegante Magic Moments. Un successo inaudito. Magic Moments conquistò il primo disco d'oro della storia creato proprio in quell'anno per la certificazione delle canzoni pop. «Non ci credevo - ci raccontò lui una volta - ero ancora in fase evolutiva ma mi sembrava giusto seguire una strada precisa: ovvero le canzoni devono essere semplici, orecchiabili e arrivare al cuore».

Con questo progetto in testa e con i testi immaginifici del fido David, Bacharach inizia a confezionare una grande canzone dopo l'altra. Non c'è genere, non c'è stile per definirle, sono le canzoni di Burt Bacharach, come Walk On By, The Look of Love (ripresa da Diana Krall con grande successo), la bizzarra Do You Know the Way to San Josè, l'accorata I Say a Little Prayer, dalle sfumature gospel, le cui note sono risuonate anche ieri sera al festival di Sanremo, dove è stato ricordato da Amadeus. Tutti si sono abbeverati al suo repertorio: dalla regina del soul Aretha Franklin al tonante Tom Jones e persino i grandi del jazz lo hanno spesso omaggiato, come Stan Getz (che riprese Raindrops Keep Falling On My Head) o Wes Montgomery, con la sua magica chitarra. Perché le melodie di Bacharach erano uniche, pulite, sofisticate ma al tempo stesso semplici e immediatamente riconoscibili. Il rock guardava a Bacharach con rispetto e devozione in una strana corrispondenza di amorosi sensi. Negli anni '60 si avvicinò a gruppi come Manfred Mann e Love che (entrambi) incisero My Little Red Book, scritta per il film Ciao Pussycat. Entusiasmante sarà - anni dopo - la sua collaborazione con un altro genio versatile e difficile da catalogare come Elvis Costello che produsse grandi canzoni e appassionati concerti in duo.

La sua musa era Dionne Warwick, la cantante raffinata la cui voce si sposava a meraviglia con le musiche di Burt, per la quale scrisse anche canzoni per colonne sonore di film, anche se la sua canzone da film più celebre resta The Look of Love, scritta per Casino Royale della serie 007 e cantata da Dusty Springfield, allora giovane star. Di altrettanti onori godette la citata Raindrops Keep Falling On My Head, che nel 1969 fece da colonna sonora al film Butch Cassidy. Bacharach spopolò anche a Broadway con opere come Promises Promises (l'omonimo brano divenne una hit da classifica).

In questa lunga carriera lastricata d'oro non può mancare uno scivolone. La musica del film Orizzonte perduto (rifacimento di una pellicola degli anni Trenta), nel 1973 fu un flop senza precedenti e minò anche la collaborazione con Hal David portando alla separazione.

Gli anni '70 non sono anni belli, per Burt, allontanatosi anche dalla Warwick e autore di dischi poco convinti e poco convincenti, come Futures. Ma il musicista che è in lui risorge nel suo splendore negli anni '80, soprattutto dopo il matrimonio con Angie Dickinson e la nuova collaborazione lavorativa con i testi di Carole Bayer Sager. «Sono tornato alla vita - disse dopo il matrimonio - e ora voglio tornare alla musica». Scrisse quindi per artisti come Christopher Cross (Arthurs Theme), il cantautore Neil Diamond (Heartlight) la soulwoman Roberta Flack e ritornò a sorpresa e in modo strepitoso com'era nel suo stile al fianco di Dionne Warwick con una splendida That's What Friends Are For. «Sento che gli anni '80 rispecchiano al meglio la mia musica e la mia maturità», disse Bacharach parlando anche delle sue canzoni ora un po' più pop e ritmate.

Negli anni Novanta è poco attivo, ma è spesso in televisione con degli special a lui dedicati o in qualche cameo cinematografico, come i parodistici film di Austin Powers, le cui colonne sonore sono un tributo alla sua opera. Ormai anziano e appagato ma dotato di una salute di ferro, Bacharach cavalca gli anni Duemila con vivacità e classe, esegue spettacoli faraonici per la Bbc o per istituzioni come la Walt Disney e nel 2008 conquista il Grammy alla carriera. Il maestro è sempre stato molto vicino anche alla musica italiana di qualità. Al di là della collaborazione con Ornella Vanoni in concerto, ha scritto il brano Trouble per Chiara Civello.

Senza farsi frenare da barriere di generi e stili (ha anche prodotto In ogni ora della nostra Karima, quando era tra le nuove proposte di Sanremo) e si è buttato persino sul soul scrivendo la pregnante ballad Something That Was Beautiful per il vocione di Mario Biondi.

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