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E sui migranti Sanchez sposa l'"opzione Albania" dopo aver criticato le scelte di Palazzo Chigi

Spagna pronta a trasformare in return hub i Cpr già presenti in Mauritania: l'intesa del 2024 tra le denunce delle Ong

E sui migranti Sanchez sposa l'"opzione Albania" dopo aver criticato le scelte di Palazzo Chigi
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"Il premier spagnolo Pietro Sanchez sta chiudendo un accordo con la Mauritania per aprire due centri per i migranti come l'Italia ha fatto in Albania, con buona pace della sinistra nostrana che fa di lui un mito". Le parole del capodelegazione Fdi al Parlamento europeo Così Carlo Fidanza alla Stampa confermano le indiscrezioni del Giornale: la Mauritania, diventata il punto di partenza per migliaia di imbarcazioni di migranti dirette alle Canarie, è pronta a trasformare in return hub sul modello Albania i suoi attuali Centri di identificazione temporanea nella capitale mauritana Nouakchott e a Nouadhibou, al confine con il Sahara Occidentale.

Mentre in Europa il governo spagnolo contesta le politiche sull'immigrazione pubblicizzando la regolarizzazione di 500mila clandestini (per lo più sudamericani), a casa sua fa come gli pare sfruttare a suo vantaggio la nuova strategia comunitaria dei Centri di identificazione fuori dal territorio Ue. Nati nel maggio del 2024, quelli in Mauritania ufficialmente sono centri simili a quelli già realizzati alle Canarie, in cui i clandestini possono state massimo 72 ore per capire se sono vittime di persecuzioni. Ma secondo un'inchiesta della "Fondazione porCausa" pubblicata dal quotidiano El Salto lo scorso novembre nei centri - già finanziati con fondi Ue e dal ministero degli Esteri di Madrid - non è chiaro cosa succeda davvero agli "ospiti" delle due due strutture, che possono ospitare fino a 180 persone compresi minori e neonati, "una pratica vietata dalla legge spagnola", scrive il Manifesto. Secondo alcune associazioni per i diritti umani nel 2025 la polizia locale mauritana avrebbe incrementato le retate contro i migranti con il supporto di 80 agenti spagnoli, consapevoli delle condizioni inumane alle quali sarebbero sottoposti i clandestini catturati, privati di tutti i beni e abbandonati dopo la detenzione nel deserto al confine con il Mali.

Alla sinistra che insegue l'ennesimo Papa straniero sin dai tempi di Barak Obama e Jorge Zapatero non piace parlare di come fa la polizia spagnola a contenere i migranti nella zona militarizzata di Ceuta e Melilla, dove i video realizzati dalle Ong straniere (ma sui giornaloni italiani se ne parla poco, chissà perché) sparano sui barchini, usano spray anti migranti e addestrano i cani a mordere chi scavalca la barriera. Lo stesso ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska parla apertamente di una misura di "prevenzione alla fonte" ed è pacifico che l'accordo in essere con la Mauritania diventerà il modello gemello dell'Albania.

Il Paese africano, a cui la stessa presidente Ursula von der Leyen avrebbe promesso fino a 500 milioni di euro per contrastare l'immigrazione clandestina, non è neanche considerata un Paese stabile.

Anzi, sul presidente mauritano, il generale Mohamed Ould Cheikh El Ghazouani, sono anche piovute accuse di discriminazione razziale nei confronti delle persone di colore e dei discendenti degli schiavi. "È il leader dell'apartheid in Mauritania", è l'accusa di due parlamentari del partito anti schiavista Ira Mariem Cheikh Dieng e Ghamou Achour, finite agli arresti dal 9 aprile. Ma non ditelo a Elly Schlein.

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