Ecatombe inquinamento: "Un pericolo mortale". Via alla marcia dei giovani

L'Onu: emissioni causa di un'epidemia globale Domani cortei e scioperi in tutto il mondo

All'appello ne mancano due. Solo due, salvo essersi aggiunti nella notte. L'obiettivo che Greta Thunberg si è data per la marcia globale contro il cambiamento climatico in programma per domani è di arrivare a coinvolgere cento Paesi. A ieri sera erano 98. C'è una mappa interattiva che ne tiene il conto, sul sito dedicato alla mobilitazione «Fridays for Future». Quei «venerdì per il futuro» che l'attivista svedese 16enne dallo scorso 20 agosto trascorre seduta di fronte al Parlamento di Stoccolma anziché andando a scuola. E che ora stanno trascinando in piazza gli studenti di mezzo mondo per chiedere alla politica di dare l'importanza che merita alla questione ambientale.

La richiesta di Greta è chiara: rispettare gli accordi presi durante la conferenza sul clima del 2015 a Parigi, quindi tagliare le emissioni di gas serra e contenere l'aumento delle temperature entro 1,5 gradi. Le stesse richieste che saranno avanzate domani dai 1.325 cortei che sfileranno in altrettante città, dall'Europa agli Stati Uniti, dalla Cina al Sudamerica, dall'Africa alla Russia. Solo in Italia sono in programma 140 manifestazioni. Ma, ha precisato il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, «si andrà regolarmente a scuola». Niente assenze giustificate per gli studenti che decideranno di aderire allo sciopero climatico, come invece ha deciso di fare la Scozia. Ci si muove alla spicciolata, ma ci si muove: il governo francese ha annunciato che domani, dopo l'orario di lezione, si terranno dibattiti sull'ambiente «in tutte le scuole superiori del Paese». Mentre in Germania, Austria e Svizzera 12mila scienziati hanno dichiarato il proprio sostegno pubblico agli studenti attraverso l'appello Scientists for Future. Nel documento si legge che le motivazioni della protesta sono «lecite e ben motivate», mentre le misure contro il clima messe in atto fino a ora dai governi «non bastano». Per rispettare quanto siglato a Parigi, spiegano gli esperti, bisogna agire subito per ridurre «velocemente» le emissione nette di CO2 e gas serra, e portarle a zero al massimo entro il 2040-2050. Obiettivo che i tre Paesi dei firmatari non stanno perseguendo.

E alla vigilia della mobilitazione globale sono arrivati anche i dati dell'Onu sullo stato di salute del pianeta. Nel Global Environment Outlook, a cui hanno lavorato per sei anni 250 scienziati di 70 Paesi diversi, si legge che un quarto delle morti premature e delle malattie registrate in tutto il mondo è legato ai danni all'ambiente causati dall'uomo. «Le emissioni inquinanti nell'atmosfera, le sostanze chimiche che contaminano l'acqua potabile e la distruzione accelerata degli ecosistemi fondamentali per la sopravvivenza di miliardi di persone causano un'epidemia globale che ostacola anche l'economia», è scritto nel rapporto presentato ieri a Nairobi, Kenya. Si parla di 9 milioni di decessi solo nel 2015, di cui 6-7, secondo le Nazioni Unite, riconducibili all'inquinamento atmosferico.

Il mancato accesso all'acqua potabile e le scarse condizioni igienico-sanitarie fanno la loro parte con poco meno di un milione e mezzo di morti all'anno, uccisi da malattie prevenibili come diarrea e parassiti presenti nelle acque contaminate. Numeri che danno ulteriore linfa al movimento che si prepara a scendere in piazza. Greta Thunberg, da Twitter, si rivolge agli ultimi indecisi: «Tutti sono necessari, tutti sono i benvenuti». E poi, un'ultima richiesta: «Ce la facciamo ad arrivare a cento entro venerdì?».