"Oggi più di ieri l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione". Giorgia Meloni descrive così il decreto lavoro varato dal Consiglio dei ministri. Una presenza quella della premier, insieme al ministro del Lavoro e delle politiche Sociali Marina Calderone e il ministro per la famiglia e le pari opportunità Eugenia Roccella. "Pensiamo sia questo il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione", ha sottolineato la premier. Una presenza non casuale la sua, per rivendicare un decreto in cui crede molto e che arriva alla vigilia del primo maggio, data simbolo da cui prende il nome. "Questo provvedimento è un punto di partenza di un'alleanza, un patto con i corpi intermedi, con le organizzazioni sindacali e datoriali", spiega Meloni.
"Con il decreto approvato oggi dal Consiglio dei Ministri aggiungiamo un altro tassello al lavoro avviato fin dall'inizio della legislatura per migliorare concretamente la condizione dei lavoratori italiani", spiega Meloni, che entra nel dettaglio del quadro normativo che cambia. "Dopo gli interventi sul cuneo, sugli incentivi e sulla sicurezza sul lavoro, quest'anno ci concentriamo sulla qualità del lavoro e sulla tutela dei salari più bassi. Abbiamo stanziato quasi un miliardo di euro per rinnovare importanti incentivi all'occupazione, a partire da quelli destinati all'assunzione di giovani under 35, donne e lavoratori dell'area ZES. Ma con una novità chiara: gli incentivi pubblici andranno solo a chi riconosce ai propri lavoratori un salario giusto". La posizione del governo verso chi "sgarra" infatti è netta. "Chi sottopaga, chi applica contratti pirata, chi prova a fare concorrenza sulla pelle dei lavoratori, non potrà beneficiare delle risorse dello Stato", facendo riferimento anche ai rider, attacca Meloni che rivendica anche come questo decreto dia il via libera "al salario giusto, alla contrattazione di qualità, al lavoro dignitoso. Rafforziamo anche le tutele contro il cosiddetto caporalato digitale, per difendere in particolare i rider da nuove forme di sfruttamento".
Mentre la premier annuncia tra l'altro che "entro la fine di questa settimana sarà varato il famoso Piano casa", il ministro Calderone rivendica soprattutto "la scelta di campo fatta sul salario giusto" che definisce "una rappresentazione di un attento ascolto delle istanze che vengono dal mondo datoriale e sindacale. Le interlocuzioni ci sono e il governo ascolta". "Interveniamo per promuovere il lavoro delle donne. La nostra visione e quella di assicurare il più possibile alle donne la libertà di conciliare la vita privata e il lavoro - sottolinea il ministro Roccella - Questo è quello che in molti casi frena le donne sia nell'accesso al lavoro, sia nella carriera e abbiamo fatto su questo moltissimi interventi".
Le reazioni del mondo delle imprese sono unanimi. "Il Decreto approvato dal Governo va nella direzione da noi sempre auspicata", afferma il presidente di Confapi Cristian Camisa. "Bene gli incentivi ma servono misure a lungo termine e senza limiti d'uso per le Pmi", commenta con una nota Confartigianato. "Per la prima volta si tenta di introdurre il principio del giusto salario come strumento per contrastare il dumping contrattuale", spiega Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. La Cisl esprime "grande soddisfazione per gli elementi che illustrano la volontà di rendere il provvedimento il primo passo di un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità", spiega la leader Daniela Fumarola.
La politica, come sempre si divide. Di "ulteriori misure concrete ed efficaci per sostenere l'occupazione e la produttività", sottolineando i "quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550 mila precari in meno", parlano i capigruppo di Fratelli d'Italia alla Camera e al Senato Galeazzo Bignami e Lucio Malan.
La segretaria del PD Elly Schlein butta la palla in tribuna e dice che "il governo non si occupa dei problemi degli italiani", mentre il deputato e vicepresidente del M5s Michele Gubitosa parla di "ennesima operazione di propaganda".