Marco Mancini, già dirigente dell'intelligence italiana, i media di opposizione iraniana riferiscono di 12mila vittime nelle rivolte anti-regime. È un dato plausibile?
"Anch'io ho appreso che ci sarebbero oltre 11mila morti, di cui 2mila sono manifestanti che hanno meno di 16 anni e fra questi ultimi ci sono molte donne, protagoniste e promotrici anche di questa rivolta. Il regime ha infiltrato le proteste ed elimina con colpi di pistola alla testa i più giovani, in modo da mostrare la propria forza brutale e perché quelle uccisioni siano da monito per i manifestanti adulti".
Oltre 10mila iraniani sono agli arresti. Qual è il loro destino?
"Circa 2mila sono nel carcere di Evin, pronti per essere giustiziati. Almeno 200 di questi sono donne, portate nel reparto 209 del carcere di Teheran, lo stesso dove è stata detenuta dopo il suo sequestro la giornalista italiana Cecilia Sala. In seguito ai bombardamenti americani e israeliani nella guerra dei 12 giorni di giugno 2025, dopo una ristrutturazione durata sei mesi, nel carcere destinato ai prigionieri politici sono state costruite due nuove palazzine. Giorni fa, la prigione è stata assalita dai manifestanti, respinti con perdite".
Com'è composta la sezione 209 destinata alle donne?
"Ci sono tre piani e nel sotterraneo la sala chiamata tortura nera, dove c'è un letto metallico per le scosse elettriche, applicate alle parti intime delle detenute, e oggetti vari per torture sessuali. Le mostro un'immagine, ottenuta dall'interno (vedi foto)".
Le esecuzioni sono già partite nel Paese?
"Sono già in corso fucilazioni e impiccagioni, tipiche della repressione del regime. Le prime sono già avvenute nel carcere di Ghezl Hesar".
Il regime denuncia anche l'uccisione di membri delle sue forze di sicurezza. Lei che dati ha?
"Tra le vittime ci sono anche loro. Alcuni sono stati uccisi dal regime, soprattutto i funzionari non di primo piano, perché vicini ai manifestanti ed eliminati quando si ha notizia di tradimento. Altri sono stati uccisi dai manifestanti, nel loro tentativo di difendersi".
Che notizie ci sono della Guida Suprema, Ali Khamenei?
"L'ayatollah Khamenei si trova a Teheran, in un'abitazione di 600 mq, su tre piani. La Guida Suprema dell'Iran entra con 60 uomini di scorta. Si tratta di membri di Hezbollah venuti dal Libano perché l'ayatollah non si fida più dei suoi Pasdaran e preferisce uomini della milizia libanese sciita per la sua protezione. Con questa scorta di 60 Hezbollah, Khamenei entra in via Jomhuri Eslami, nel centro della capitale, passa sotto via Daneshgah, imbocca il vicolo Fazaeli al numero 27 e dopo 40 minuti di percorso entra in un edificio nella zona di Azarbaijan, al numero 110".
L'intelligence americana e israeliana potrebbero catturarlo o colpirlo in qualsiasi momento...
"Non so se Cia e Mossad siano a conoscenza di queste informazioni".
Lei come la ha ottenute?
"Provengono da persone inserite all'interno del regime iraniano, sia nella dissidenza che negli apparati di repressione".
Rischiano la pena di morte...
"Sì, ne sono consapevole. Queste informazioni saranno oggetto di controllo, sicuramente in Europa, ma soprattutto in Italia, da parte di strutture di intelligence iraniane presenti sul nostro territorio, per tentare di identificare le fonti. Nonostante ciò, da tempo continuo ad acquisirle poiché, se divulgate con l'autorevolezza del vostro giornale, possono aiutare il popolo iraniano a un cambiamento verso la democrazia".
La scorta di 60 Hezbollah indica che Khamenei ha paura?
"Sì ha paura, non a caso si sta mettendo in condizione di fuggire. Per reprimere le proteste, oltre a 2mila Hezbollah, che sono libanesi sciiti, ha chiamato anche 1500 afghani sciiti, scappati all'ingresso dei talebani che sono sunniti a Kabul. Poi, a presidiare l'ordine pubblico, ci sono 4mila iracheni sciiti dell'organizzazione terroristica Al Hashd Al Shabi".
Khamenei prepara la sua fuga verso la Russia?
"Sta trattando la sua uscita e quella della sua famiglia dall'Iran con i servizi segreti militari russi, il Gru, attraverso due figure. In gioco c'è il destino di sua moglie, Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh, e dei suoi sei figli, quattro maschi e due femmine. Intorno a lui sono rimasti ufficiali dei servizi segreti russi che hanno già inviato con aerei iraniani molte valigie piene di denaro, oro e preziosi, lo stesso sistema utilizzato dal dittatore Assad in Siria prima della fuga verso la Russia. Anche Khamenei è un assassino che dispone di svariati miliardi di dollari".
In che modo ha fatto quei soldi l'Ayatollah?
"Con il traffico clandestino del petrolio e della droga. La struttura operativa di Hezbollah, che è sotto la regia di Teheran, viene supportata con gli introiti del traffico di droga che il Partito di Dio fa soprattutto con il Sudamerica, con agenti operativi in Colombia e Venezuela".
Teheran ha lanciato segnali di distensione per tentare una trattativa con gli Usa. Il programma nucleare potrebbe essere la merce di scambio?
"Sicuramente ci sono trattative in corso con la Cia. Il problema è che in Iran ci sono ancora 274,8 kg di uranio arricchito, collocato all'interno di tunnel sulle montagne vicino a Isfahan. Di certo non sarà usato per riscaldare o dare elettricità agli iraniani, ma per costruire un'arma atomica che potrebbe essere usata contro Israele. Ecco perché le trattative rischiano di non essere funzionali all'obiettivo che vuole raggiungere Netanyahu: la fine del regime".
Israele in questo contesto come si sta muovendo, considerato l'alto rischio di essere il primo obiettivo dell'Iran?
"Oltre all'intervento dei servizi americani e dell'Azerbaijan, senza un contributo operativo esterno israeliano, che è in corso come durante l'operazione dei cercapersone contro Hezbollah, sarà difficile rovesciare il regime, nonostante il 70% degli iraniani sia contro la dittatura".
Che succederà
se il regime verrà rovesciato o deposto? Arriverà il figlio dello scià, Reza Pahlavi?"Il problema del dopo è chi andrà al potere. Pahlavi è come il defunto Gorbaciov, molto più popolare all'estero che in patria".