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Ecco i veri dati: la povertà adesso è al minimo storico

Eurostat: Italia in controtendenza rispetto a Germania e Francia. Dal '22 ridotta dell'1,8% la fascia a rischio

Ecco i veri dati: la povertà adesso è al minimo storico
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Da una parte la narrazione di un'Italia sempre più povera, schiacciata dalle disuguaglianze e incapace di rialzarsi. Dall'altra la realtà raccontata dai numeri ufficiali di Istat ed Eurostat.

Nel 2025 l'Italia ha raggiunto il minimo storico di persone a rischio povertà o esclusione sociale dall'inizio delle attuali serie statistiche europee. Il dato segna una riduzione dell'1,8% rispetto al 2022 e conferma un trend in miglioramento nell'ultimo decennio.

La banca dati Eurostat evidenzia, infatti, che dal 2015 al 2025 la quota di persone a rischio povertà o esclusione sociale in Italia è diminuita di 5,8 punti percentuali, scendendo al 22,6%, il livello più basso dall'inizio delle serie storiche europee.

In termini assoluti, oltre 4 milioni di italiani sono usciti dalla condizione di rischio povertà o esclusione sociale nell'arco dell'ultimo decennio. Un dato particolarmente significativo se confrontato con quello di altri grandi Paesi europei: nello stesso periodo in Francia le persone a rischio povertà sono aumentate di oltre 2 milioni e 350mila unità, mentre in Germania l'aumento sfiora il milione e 450mila persone. In Spagna, invece, la riduzione si è fermata a circa 700mila persone.

L'Italia ha inoltre quasi colmato il divario con Francia e Germania sul piano percentuale: Parigi si attesta al 20,8% e Berlino al 21,2%, ma entrambi i Paesi hanno registrato un peggioramento nell'ultimo decennio, con un aumento del rischio povertà rispettivamente dell'1,2% e del 2,4%.

Dal 2022 al 2025 il calo italiano è stato di ulteriori 1,8 punti percentuali, fino al minimo storico registrato lo scorso anno secondo le elaborazioni Istat-Eurostat. Parallelamente, nello stesso periodo, l'Italia ha registrato livelli record di occupazione, con oltre 24 milioni di occupati e un tasso di disoccupazione ai minimi degli ultimi anni.

A incidere sulla riduzione del tasso di povertà sono stati soprattutto l'aumento del numero degli occupati, la crescita dei contratti stabili e una serie di misure di sostegno al reddito e al lavoro: dalla riduzione del cuneo fiscale al taglio dell'Irpef, fino agli incentivi per giovani, donne e famiglie. Secondo la maggioranza, il risultato dimostra l'efficacia di una strategia che ha scelto di puntare sul lavoro piuttosto che sull'assistenzialismo.

Le reazioni politiche sono state immediate.

Se il presidente dei senatori di Fratelli d'Italia Lucio Malan mette l'accento sul "minimo storico di persone a rischio povertà ed esclusione sociale", Galeazzo Bignami definisce il dato "un altro grande traguardo del governo Meloni". Marco Osnato e Nicola Calandrini, infine, sottolineano la rimonta consumata dall'Italia rispetto ai principali partner europei.

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