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Elly rincorre Obama. Ma non gli confessa il suo incubo: vincere senza fare la premier

La leader del Pd teme i veti incrociati degli alleati e il "recupero" di Conte

Elly rincorre Obama. Ma non gli confessa il suo incubo: vincere senza fare la premier
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Giovedì Elly Schlein è volata a Toronto per partecipare alla due giorni del Global progress action summit, in estrema sintesi il raduno internazionale dei progressisti. Un viaggio, organizzato nelle stesse ore in cui Giorgia Meloni ha avuto un bilaterale a Roma con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Una mossa utile a rafforzare la rete internazionale ma anche a sottolineare che lei, la segretaria del Pd, sta dalla parte giusta della storia, ovvero con colui che viene ancora considerato il punto di riferimento dei democratici americani. Ecco quindi la foto celebrativa di "Elly" con Barack Obama, ospite d'onore alla cena di gala del convegno. Ed è stato lì, poco prima di sedersi a tavola, che la numero uno del Nazareno ha avuto l'occasione di confrontarsi con l'ex presidente della Casa Bianca che ritiene una sorta di "mito", di cui se ne innamorò politicamente, quando frequentava i banchi dell'Università di Bologna. Un faccia a faccia che sarebbe durato diversi minuti dove Obama e Schlein - entrambi vestiti di scuro - hanno affrontato le grandi questioni internazionali - mettendo al centro il dialogo, la pace e la cooperazione - ma anche la sfida che attende l'attuale leader del Pd, ovvero le prossime politiche, quelle del 2027.

Ed è sicuro che in quel consesso Elly al mito Obama non ha riferito l'indiscrezione che gira con insistenza nel Transatlantico di Montecitorio. Ovvero, che la segretaria del Pd rischia di vincere le elezioni ma poi potrebbe non essere lei a guidare la coalizione.

Un conto è arrivare primo alle urne, altro è governare. Non è un mistero che i padri nobili del Nazareno - da Goffredo Bettini a Romano Prodi - avrebbero in mente un disegno diverso da "Elly" for president. E non è un mistero che tutto questo la segreteria del Pd lo abbia preso in considerazione. Ed è la ragione per cui la strada da adesso al post urne è irta di ostacoli.

Il primo scoglio è rappresentato dai confini della coalizione. E così si torna all'annosa questione del centro del centrosinistra dove c'è un sovraffollamento di sigle e di personalismi che difficilmente si conciliano. Dice Clemente Mastella, ex diccì e oggi sindaco di Benevento: "Se non si appiana la partita con le aree centrali della coalizione non è detto che sia lei a guidare la futura compagine di governo. Ricordo a tutti che io nel 2006 presi come Udeur 550mila voti in tutta Italia e in Campania circa 200 mila voti. Ecco, quella volta il centrosinistra vinse per 25 mila voti di scarto".

Ecco poi la legge elettorale, l'altro ostacolo. "Schlein - sostiene ancora Mastella - si trova davanti a un dilemma: non può tifare a favore della riforma del sistema di voto su cui spinge Giorgia Meloni anche se alla fine le converrebbe. Perché con un proporzionale con un premio di maggioranza il Capo dello Stato darebbe sicuramente il mandato di costruire la coalizione di governo al partito che ha preso più voti. Mentre con l'attuale legge elettorale rischia proprio di non essere lei a ricevere l'incarico". E poi c'è un aspetto legato ai margini di vittoria, sarà un risultato pieno o predominerà solo di corto muso?

Interrogativi e trappole che portano "Elly" a essere incerta su quale sarà il suo destino nel post voto. E non si tratta solo del solito gioco di palazzo che si metterebbe in moto quando si apriranno le consultazioni con il presidente della Repubblica. C'è chi sostiene, sempre a bassa voce, che "Schlein non è sicura di guidare questo processo perché il giorno dopo l'eventuale vittoria finirebbe la tregua interna al campo largo e gli azionisti di minoranza ricominceranno a rumoreggiare".

Ulteriore controindicazione è rappresentata dai sondaggi delle ultime ore dove il Pd continua a non spiccare il volo, stabile attorno al 21-22%.

Una percentuale che preoccupa il gruppo dirigente, a maggior ragione se si considera che negli ultimi giorni Giuseppe Conte, il vero avversario di Elly per la leadership del centrosinistra, è stato ai box a causa di un intervento in ospedale. Ma ora il capo dei 5Stelle sta bene e tornerà a fare politica.

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