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Energia, Giorgetti apre crepe nel Patto. Frugali in difesa

Solo Finlandia con il nucleare e Germania con i suoi soldi possono affrontare la crisi

Energia, Giorgetti apre crepe nel Patto. Frugali in difesa
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Il punto di partenza non può che essere il richiamo del Fondo monetario internazionale che, a prima vista, sembra un invito alla prudenza ma, letto fino in fondo, contiene un'apertura implicita alle posizioni italiane. Da un lato, il Fondo insiste sulla necessità di mantenere traiettorie di bilancio credibili; dall'altro riconosce che senza strumenti comuni adeguati le crisi energetiche rischiano di trasformarsi in shock sistemici. È esattamente il terreno su cui si muove la linea del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. I numeri del Fondo chiariscono perché. Il caro energia non è un'ipotesi ma un fattore già in atto: "Con i prezzi attuali, la famiglia media dell'Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026", ma per l'Italia la stima sale a circa 450 euro nello scenario base e può arrivare oltre a 2.270 euro nello scenario peggiore. In un contesto di crescita debole - "all'1,1% nel 2026 e all'1,2% nel 2027" - e con rischi "al ribasso" fino a sfiorare la recessione, l'energia diventa una variabile macroeconomica decisiva, non un capitolo settoriale. Ed è proprio su questo terreno che Giorgetti ha costruito la sua linea: evitare interventi generalizzati e distorsivi, ma allo stesso tempo non lasciare famiglie e imprese esposte a uno shock ormai strutturale. Anche il Fmi offre una chiave di lettura che rafforza, indirettamente, la posizione italiana. Se sul piano nazionale insiste su interventi "mirati" e sulla disciplina dei conti, a livello europeo indica chiaramente la necessità di rafforzare gli strumenti comuni: più bilancio Ue, più investimenti condivisi, persino il ricorso al debito comune come "buona opzione". Non a caso, il ministro è stato esplicito. "Se le condizioni lo richiederanno, siamo pronti a intervenire per proteggere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese", ha ribadito ieri. È un messaggio che tiene insieme responsabilità fiscale e consapevolezza dei rischi, e che si traduce nella proposta portata a Bruxelles. Qui il dibattito sul Patto di Stabilità incrocia la realtà industriale. La linea della Commissione, riaffermata da Valdis Dombrovskis, resta improntata alla cautela: servono misure "mirate e temporanee" utilizzando "la flessibilità già esistente nel quadro fiscale", pur precisando che l'Ue è pronta "a reagire qualora le condizioni lo richiedano". proprio su questo scarto che si inserisce la proposta italiana. Giorgetti non chiede una sospensione indiscriminata delle regole, ma l'utilizzo intelligente di strumenti già esistenti. Le clausole di salvaguardia nazionali - già attivate per la difesa - consentono uno scostamento fino all'1,5% del Pil tra il 2025 e il 2028. L'idea è estenderne l'applicazione alle spese straordinarie legate all'energia, ma entro un perimetro già definito dalla Commissione stessa: agricoltura, trasporti, pesca e industrie ad alta intensità energetica. In altre parole, non una richiesta politica generica, ma una proposta costruita su basi tecniche già condivise a livello europeo. Il nodo, però, resta quello delle condizioni di partenza. I cosiddetti Paesi frugali non sono semplicemente più rigorosi, sono strutturalmente meglio attrezzati per assorbire gli shock. La Germania, pur colpita dallo stop al gas russo a basso costo, dispone di uno spazio fiscale che le ha consentito di mobilitare risorse imponenti per sostenere il proprio sistema produttivo. L'Olanda, pur avendo chiuso il giacimento di gas a Groningen, continua a beneficiare del suo ruolo di hub attraverso il mercato TTF su cui incamera commissioni quotidianamente e le infrastrutture di Rotterdam. La Finlandia, con il nucleare della nuova centrale Olkiluoto 3 che copre circa il 14% del fabbisogno, ha ridotto la propria esposizione ai mercati internazionali. Il rigore, applicato in modo uniforme, rischia di amplificare le divergenze invece di ridurle.

È esattamente il punto politico implicito nella linea di Giorgetti. Non a caso, la Spagna ha chiesto che gli investimenti per la "sovranità energetica" ricevano lo stesso trattamento della difesa, mentre l'Austria chiede incentivi.

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