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Espulsi dall'Italia 239 stranieri legati alla jihad. Allarme di Piantedosi: "La minaccia eversiva è reale ed attiva"

Espulsi dall'Italia 239 stranieri legati alla jihad. Allarme di Piantedosi: "La minaccia eversiva è reale ed attiva"
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Una minaccia concreta, ibrida e interconnessa. Tra stranieri radicalizzati, intercettati dalla rete di prevenzione, aree antagoniste, mobilitazioni legate ai conflitti internazionali in corso e la sempre presente galassia dell'anarco-insurrezionalismo. A fare il punto, in occasione della Festa della Polizia, è Matteo Piantedosi. E il titolare del Viminale rimarca subito un dato, forse il più clamoroso: sono ben 239 gli stranieri espulsi dall'Italia per motivi di sicurezza nazionale dall'inizio della legislatura.

Una cifra che segna una crescita del 40 per cento rispetto al triennio precedente, e che riguarderebbe in larga parte soggetti ritenuti a forte rischio di radicalizzazione. Islamisti intercettati dalle nostre forze dell'ordine e allontanati dal Paese in via preventiva, prima che potessero tradursi in rischi concreti, passando all'azione.

Ma più in generale, dalle parole pronunciate da Piantedosi alla Festa della Polizia, appare chiaro come in questo momento storico la sicurezza veda sfumare i confini tra le tradizionali categorie rigide. La radicalizzazione non segue più percorsi lineari, ma attraversa ambienti diversi, e assume anche forme e linguaggi differenti. Così, accanto alla tentazione del radicalismo islamista, monitorato sul piano preventivo e colpito dalle espulsioni, si muovono altre aree di tensione interna. Aree che, dall'antagonismo ai movimenti pacifisti, fino agli ambienti anarchici, pur restando distinte tra loro, tendono sempre più a condividere spazi e dinamiche di radicalizzazione, oltre che linguaggi e parole d'ordine.

Non siamo davanti a una saldatura o a una fusione organizzata, ma piuttosto a una convergenza di fatto e di interessi. A un segnale di questa evoluzione accenna ancora Piantedosi ricordando come l'esplosione che tre settimane fa ha ucciso i due anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone - vittime per gli inquirenti di una bomba alla quale stavano lavorando e che sarebbe servita a un attentato - confermi che "la minaccia eversiva è reale, presente e attiva". L'incidente per il ministro è la spia di una minaccia per nulla residuale.

In questo contesto si inserisce anche la questione di Alfredo Cospito, l'anarchico al cui gruppo Ardizzone e Mercogliano erano vicini. Proprio ieri, fonti del ministero della Giustizia avrebbero confermato che per il militante anarchico si andrebbe verso una proroga di altri due anni del regime di 41-bis, motivata dalla "persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con organizzazioni criminali o terroristiche" che operano al di fuori delle strutture carcerarie.

A complicare ancora il quadro, le mobilitazioni legate ai conflitti internazionali, a partire da quello in Medio Oriente, che hanno riportato tensioni e radicalità non solo in Italia ma, più in generale, nelle piazze europee. Così come, ovviamente, nelle parole di Piantedosi c'è spazio anche per il contrasto al fenomeno dell'immigrazione clandestina. Sul punto, rivendica il titolare del Viminale, nonostante le difficoltà l'azione di contrasto del governo ha portato a un calo degli sbarchi del 37 per cento rispetto al 2022, e a un meno 40 per cento nei primi mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2025. E il lavoro deve continuare. Sia per contrastare l'odioso fenomeno della tratta di esseri umani, un business che in mancanza di contromisure finisce per essere consegnato, come ricorda Piantedosi, "all'affarismo di criminali senza scrupoli".

Sia perché, spiega ancora il ministro, i "flussi incontrollati favoriscono situazioni di marginalità sociale e illegalità".

Finendo, va da sé, per alimentare da un lato i circuiti criminali che aumentano la percezione di insicurezza nelle nostre città e dall'altro le situazioni di disagio che, per tornare all'inizio, possono diventare una potenziale anticamera della radicalizzazione.

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