Expo, confermata ​in appello la condanna a Maroni

Un anno di carcere all'ex governatore lombardo. La condanna per aver fatto assumere la sua collaboratrice storica da una società collegata alla Regione

Expo, confermata ​in appello la condanna a Maroni

Bastano quattro ore di camera di consiglio ai giudici della Corte d'appello di Milano per confermare la condanna a un anno di carcere per Roberto Maroni, ex ministro degli Interni, ex segretario della Lega Nord e all'epoca dei fatti presidente della Regione Lombardia. Maroni, che da un anno e mezzo si è ritirato dalla vita politica ed è tornato alla professione di avvocato, viene dichiarato colpevole di turbativa d'asta per avere fatto assumere da una società collegata alla Regione la sua collaboratrice storica Mara Carluccio. Confermata invece, nonostante la impugnazione della Procura, l'assoluzione già disposta in primo grado di Maroni per l'altro capo d'accusa, che consisteva nell'avere fatto inserire un'altra sua collaboratrice, Maria Grazia Paturzo, nella missione che doveva portare a Tokio lo stesso Maroni per propagandare Expo 2015 presso gli operatori turistici e economici del Sol Levante. Maroni alla fine non andò, e la Carluccio nemmeno. E comunque la sentenza di assoluzione in primo grado, confermata oggi, rimarcava come gli atti del processo non ci fosse traccia né di pressioni né di minacce esercitate dal governatore per fare inserire l'amica nell'elenco dei partenti. Maroni, insomma, si era limitato a chiedere, come conferma oggi la sentenza bis di assoluzione per questo capo d'accusa.

L'ex ministro è invece colpevole, anche secondo i giudici d'appello, per la assunzione della Carluccio in Eupolis, società controllata dalla Regione Lombardia. Il contratto siglato da Eupolis con la collaboratrice di Maroni avrebbe avuto il "fine esclusivo di garantire alla Carluccio una indebita utilità economica pari a 29.500 euro annui (somma dalla stessa fissata per proprie esigenze fiscali)", come secondo le tesi del pm Eugenio Fusco, fatte proprie dai giudici, emerge da intercettazioni e documenti.

La condanna a un anno di carcere non è definitiva, in attesa del probabile ricorso in Cassazione da parte dell'imputato, e comunque a Maroni è stata concessa la sospensione condizionale della pena: ma solo perché l'8 gennaio 2018, sorprendendo tutti, annunciò la sua decisione di non ricandidarsi alla carica di presidente della Regione. Con quella decisione, e col ritorno alla via privata, ha dimostrato di non essere più pericoloso.

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