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Il grillino Scorza lascia la privacy. "Passo necessario"

Le dimissioni dopo l'indagine. Meloni: "Mi fido dei magistrati"

Il grillino Scorza lascia la privacy. "Passo necessario"
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Il Garante per la privacy perde la prima testa. Guido Scorza, componente dell'Authority, nella quale era stato eletto in quota M5s nel 2020, si è dimesso in seguito all'inchiesta della procura di Roma, che lo vede indagato per corruzione e peculato insieme agli altri tre membri del collegio. "Ho deciso di fare un passo indietro - annuncia lo stesso Scorza in un video sui suoi profili social. Insieme agli altri componenti dell'Autorità, Scorza è indagato per peculato e corruzione dalla Procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta nata dopo alcuni servizi di Report. "Credo si tratti di una decisione giusta e necessaria nell'interesse dell'istituzione. Non ho nessuna remora né imbarazzo nel confessare che è stata una delle decisioni più sofferte della mia vita. Il paese ha bisogno di un Garante che abbia autorevolezza non solo effettiva, ma anche percepita. Lascio nella assoluta certezza di non avere nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse anche se non c'è dubbio che restare sarebbe stata la scelta più comoda, più saggia, ma incompatibile con il mio modo di essere".

Nel suo messaggio di ieri, in coda, c'è anche una frecciata a Report, le cui inchieste sul garante hanno dato la miccia all'indagine della procura di Roma: "Non credo che in un sistema democratico solido e maturo spiega Scorza nel video postato sul suo profilo social - delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto () il buon funzionamento di un'Autorità indipendente".

Chiaro il riferimento al programma condotto da Sigfrido Ranucci, dopo l'inizio del braccio di ferro tra Report e Garante, iniziato a fine ottobre con la sanzione da 150mila euro notificata dall'autorità alla trasmissione, rea di aver diffuso l'audio tra l'ex ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie, registrato da Maria Rosaria Boccia, e proseguito con l'ondata di servizi dedicati dal programma al collegio del garante, ai presunti conflitti d'interesse e alle cosiddette "spese pazze".

Sul punto, dopo le prime dimissioni di uno dei componenti del collegio, ha detto la sua dall'altra parte del mondo anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che parlando con i giornalisti nell'ambasciata italiana a Tokyo, dove si trova in missione, ha scelto una linea di massima prudenza: "Non ho elementi per giudicare, mi rimetto alla magistratura, della quale mi fido", le sue parole.

Un punto a favore di Ranucci nella sfida contro il Garante. Intanto il conduttore, dopo essersi fatto immortalare all'evento per il "no" al referendum sulla giustizia insieme alla segretaria Pd Schlein e al leader M5s Conte, se l'era presa su Facebook con "i giornali di Angelucci" che avevano sottolineato l'endorsement, domandandosi se "fa paura l'abbraccio o l'adesione al no". E sorvolando sul fatto di accusare di faziosità dei quotidiani proprio mentre lui dimostra di non essere imparziale.

Ignorando le circolari con le quali la Rai, dal 2018 a oggi, ha invitato i propri dipendenti che si espongono politicamente candidandosi o schierandosi con un comitato referendario a mettersi in ferie per evitare di "influenzare in qualunque modo le libere scelte degli elettori".

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