"Sentiamo oggi più che mai il bisogno di ristabilire verità e chiarezza". Con queste parole i coniugi Trevillion-Birmingham aprono la lettera rivolta al pubblico che da settimane segue la vicenda della famiglia nel bosco. Ed è una lettera che sembrerebbe suonare come una smentita di tutto ciò che finora avevano sostenuto, al punto da aver cambiato legale in corsa.
"La scelta che ci ha indotti a revocare il mandato all'avvocato Angelucci scrivono nasce dal bisogno di una comprensione piena e di un confronto dialettico". I due tengono a precisare che l'ex difensore non si è ritirato: sono stati loro a revocare l'incarico. Una linea ribadita anche dai nuovi legali, Marco Femminella e Danila Solinas, in un comunicato stampa: "Non vi è stata alcuna rinuncia ma una revoca".
Nella lettera i coniugi spiegano che alla base delle incomprensioni c'è stata la problematica linguistica: "La difficoltà nel parlare e comprendere l'italiano, soprattutto i tecnicismi giuridici, ha costituito un problema enorme". Non solo. Secondo loro, l'ordinanza di allontanamento dei figli non sarebbe mai stata tradotta: "Solo due giorni fa abbiamo potuto leggerla in inglese per la prima volta e comprenderla nella sua interezza".
Dunque, ad oggi Nathan e Catherine, riferirebbero di non aver mai compreso il testo dell'ordinanza del Tribunale dei Minori. Certo è che da quando è stata emessa circa un mese fa dichiarazioni ne hanno rilasciate. Giornalisti accalcati davanti al rudere hanno raccolto per giorni le loro impressioni proprio su quelle pagine "mai comprese".
Ora però sembrerebbe arrivare il contrordine: Continuiamo a leggere che saremmo arroccati su posizioni rigide e che rifiuteremmo il supporto di istituzioni e privati che ci offrono soluzioni abitative. Non è assolutamente vero".
Il riferimento è ai presunti rifiuti dichiarati dal loro ex legale e dal sindaco di Palmoli delle case messe a disposizione per adeguarsi alle richieste dei giudici. La ristrutturazione del rudere, una casa offerta da un cittadino, una dal Comune: tutto gratuitamente. E, da quanto dichiarato dal Sindaco non sarebbe stata la prima volta: il primo cittadino ha ricordato più volte che già nel settembre 2024, dopo l'intossicazione da funghi e i primi contatti con i servizi sociali, la famiglia aveva rifiutato una soluzione abitativa sicura, preferendo allontanarsi e far perdere le tracce.
Oggi la versione cambia: "È falso quanto si dice sul nostro rifiuto dell'aiuto offerto dal sindaco", scrivono i genitori. La loro parola contro quella del primo cittadino, certo, ma il quadro che sembrerebbe emergere è quello di un'improvvisa, e molto netta, svolta strategica.
"Unitamente ai nostri nuovi difensori proseguono una volta compreso il senso pieno del percorso, siamo pronti a condividerne il fine". E infatti nel comunicato dei nuovi legali che annunciano di aver depositato ricorso si legge che "i genitori hanno deciso, pur di ovviare alle criticità igienico-sanitarie riscontrate, di accettare per il tempo necessario un immobile offerto da un privato cittadino". Si tratta della casa messa a disposizione da Armando Cerusi, ristoratore di Ortona: la stessa che, come aveva già raccontato l'ex legale Angelucci, era stata offerta gratuitamente.
Cerusi ha confermato all'Ansa: "Ho inviato molte foto a Nathan. Mi ha detto che gli è bastato quello che ha visto.
L'interno gli è piaciuto moltissimo".Cambio di rotta, quindi, in una vicenda che i nuovi legali definiscono "oggetto di strumentalizzazioni speculative" nel nome della scelta dei genitori di crescere i loro bambini con valori non stereotipati".