La fase due di Mosca

Il Cremlino prova a rimediare agli errori con rifornimenti e truppe esperte. La nuova strategia sarà più muscolare e colpirà i centri della comunicazione. Per agire indisturbati

La fase due di Mosca

Il primo capitolo dell'offensiva russa si è chiuso lunedì assieme alla prima sessione, assolutamente infruttuosa, dei negoziati con la controparte ucraina. Ora si riparte cercando di riparare agli errori compiuti. Ma non sarà un'operazione né semplice, né delicata. Fin qui l'azione dei generali del Cremlino era stata studiata, nella presunzione, completamente errata, di misurarsi con un nemico demotivato, debole e impreparato. Un nemico simile, per intenderci, a quello che otto anni fa accettò supinamente l'arrivo in Crimea dei famosi omini verdi. Adesso ai piani alti del palazzone di Arbatskaya Square, sede della Difesa, il ministro Sergej hojgu e i suoi generali devono modificare i piani in corso d'opera.

Alcuni errori sono però difficilmente rimediabili. Primo fra tutti l'avventato dispiegamento di truppe e mezzi prima della completa eliminazione dei centri di comando e comunicazione. E subito dopo l'impiego di reparti vulnerabili e non adeguati alla portata dell'operazione. Tra questi non solo le unità con troppi soldati di leva al proprio interno, ma anche quelle della Rosgvardiyas, la Guardia Nazionale, mobilitate sia a Kiev, sia nell'Est del Paese. Strutturata come una polizia militare simile ai nostri carabinieri, la Rosgvardiyas è perfetta per garantire l'ordine e la sicurezza in un territorio appena conquistato, ma non certo per strapparlo al nemico o affrontare intensi combattimenti in territorio urbano. Il suo impiego era stato previsto nella presunzione di assistere a un rapido sbandamento delle forze ucraine seguito dalla necessità di garantire ordine e sicurezza a Kiev e nelle altre città conquistate. Invece gli ucraini stanno resistendo e impiegando al meglio le tattiche insurrezionali apprese da gli addestratori americani e inglesi, muovendosi sui fianchi delle colonne russe e colpendole a distanza con i missili anticarro Javeline. Il tutto mentre i missili aerei Stinger impediscono a elicotteri e bombardieri tattici di garantire l'appoggio a terra. Situazioni in cui i reparti della Guardia Nazionale e le unità con troppe reclute non sono in grado di reagire subendo perdite importanti.

Rimediare non è semplice. Le truppe e i mezzi sul terreno nell'attesa di venir rimpiazzati da assetti più efficienti devono continuar a venir riforniti e sostenuti. Anche per questo ieri si è assistito al dispiegamento di un'infinita colonna di mezzi diretti verso la capitale Kiev. Ma è anche chiaro che l'arrivo di nuove truppe e la necessità di contrapporsi a una forza ucraina molto più reattiva e dinamica del previsto richiederà tattiche e strategie molto più muscolari di quelle adottate fin qui. Le decine di militari ucraini uccisi da un missile che ieri mattina ha centrato la caserma nella cittadina di Okhtyrka, tra Kharkiv e Kiev, è stato il primo segnale del cambio di strategia. Un altro è arrivato da Kiev dove i comandi russi, dopo aver avvisato la popolazione di tenersi alla larga dai centri di comunicazione e trasmissione, hanno colpito le torri televisive. Un segnale di come Mosca sia ormai pronta a sfilarsi i guanti e utilizzare la propria superiorità aerea e missilistica per disintegrare i centri militari.

Ma altrettanta energia verrà usata per annientare le infrastrutture comunicative che hanno garantito il funzionamento dei canali televisivi e della rete internet. Permettendo un contatto costante tra Kiev e il resto del Paese e diffondendo su scala internazionale le tragiche immagini della guerra quelle infrastrutture hanno garantito al presidente Zelensky un'indiscutibile vittoria mediatica. Spegnerle in fretta e a qualsiasi costo è diventato indispensabile non solo per garantire l'avanzata verso il centro di Kiev, ma anche per poter impiegare tutta la propria forza lontano dagli occhi dell'opinione pubblica. Perché guerre e rivoluzioni non sono mai pranzi di gala.

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