Fatwa degli islamici d'Italia sui giornalisti "scomodi"

Piccardo (Ucoii): "Propaganda anti turca"

Fatwa degli islamici d'Italia sui giornalisti "scomodi"

Davanti a decapitazioni e sgozzamenti in Francia, Davide Piccardo, un mezzo faro dell'Islam milanese, pensa bene di esibirsi con un J'accuse contro «la turcofobia della stampa italiana» con un pezzo scritto da Giuseppe Mancini.

Sul suo quotidiano on line La luce addita una serie di giornalisti nella lista di proscrizione delle penne colpevoli di puntare il dito contro il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Per Mancini e Piccardo, capo del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Brianza, Fiamma Nirenstein del Giornale, Vittorio Feltri di Libero e Giulia Belardelli dell'Huffington Post sono gli alfieri «della propaganda anti turca (...) di matrice islamofoba» e andrebbero fermati contrastando «questo flusso incontrollato di antipatica disinformazione». L'altolà è pubblicato sul quotidiano in rete La luce, che organizza e pubblicizza sit-in contro le offese a Maometto delle «massime istituzioni francesi».

Nel tritacarne islamicamente corretto di Mancini e Piccardo, direttore editoriale, da sempre sensibile alla sirene di Erdogan e dei Fratelli musulmani, finisce anche il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, reo di avere ospitato sul suo sito l'opinione di Francesco Giubilei, inserito da Forbes fra i 100 giovani under 30 più influenti d'Italia. La luce censura, come priva di riscontri, questa dichiarazione: «Impossibile non pensare a un nesso tra l'attentato di Nizza e la copertina di Charlie Hebdo uscita ieri» (quella che offendeva pesantemente sia il presidente turco, sia la religione islamica).

Le bordate peggiori sono per Feltri e Nirenstein, che non usano il fioretto con Erdogan, ma chiedere di fatto di farli tacere, di questi tempi, può sempre venire interpretato alla lettera da chi ammira le decapitazioni degli infedeli. Feltri ha osato paragonare Erdogan a Osama bin Laden chiedendo che «venga imbrigliato affinché la smetta di ammazzare gente in Europa, specialmente in Francia negli ultimi giorni». Un'opinione forte, senza prove da portare in tribunale, come sostiene il quotidiano di Piccardo, ma si limita ad essere un commento, giusto o sbagliato, in un Paese dove vige la libertà di stampa e di espressione. Nirenstein è colpevole di avere scritto che Erdogan è «il migliore punto di riferimento del mondo terrorista», anche se «non possiamo accusarlo di terrorismo in modo diretto».

Per il giornale di Piccardo, che si era presentato alle Comunali di Milano con Sel, «le nuove leve della destra non hanno potuto che accodarsi in un'unanime è tutta colpa di Erdogan!». La passione filo turca porta La luce a scagliarsi pure contro Giulia Belardelli per un'intervista al filosofo francese Pascal Bruckner, che non è tenero con Erdogan. Curioso che il quotidiano di Piccardo non citi mai l'Huffington Post, che ha pubblicato l'intervista. Forse perché tiene un blog sulla stessa testata, che gli ha permesso di scrivere a favore del neo sultano fin dal 2013. Il titolo non lascia dubbi: «Chi vuole fermare la Turchia forte e islamica di Erdogan?».

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