Fca ferma gli stabilimenti anche in Europa. Louis Vuitton cambia: dal lusso all'amuchina

Stop temporanei, compagnie aeree nel caos. E c'è chi converte le produzioni

Non accadeva dalla Seconda guerra mondiale che Fca, a quei tempi Fiat, chiudesse i suoi stabilimenti in Italia per cause non derivanti da scelte aziendali, bensì eccezionali. Decisione ora presa anche per gli impianti di Tychy, in Polonia, dove Fca produce Fiat 500 e Lancia Ypsilon, e Kragujevac, in Serbia, dove nasce la 500L. Tutte fermate temporanee di un paio di settimane. Ma se durante la guerra le linee venivano riconvertite per la produzione di armamenti, camion e aerei, e i blocchi temporanei nel secondo conflitto era originati da bombardamenti e mancanza di energia, la situazione attuale è tutta capire.

Se in Italia, Fca ferma tutto - come anche Ferrari, Lamborghini, Ducati e Brembo - c'è invece chi decide di riformattare la produzione dai cosmetici in gel igienizzante. È il caso di Lvmh, gruppo del lusso francese, che intende così contribuire alla diffusione di un maggior numero di sostanze disinfettanti.

L'iniziativa consentirà di ovviare a una potenziale carenza del prodotto in Francia visto che il Paese ha chiuso numerose siti a causa del coronavirus. Lvmh ha già annunciato che distribuirà gratuitamente i gel igienizzanti alle autorità pubbliche d'Oltralpe.

Intanto, tra chi ha messo il lucchetto alle fabbriche transalpine ed europee, c'è anche Groupe Psa, socio in itinere di Fiat Chrysler Automobiles.

In ginocchio è poi il trasporto aereo. La low-cost britannica Easyjet ha preannunciato che potrebbe lasciare a terra la maggior parte della propria flotta e, al tempo stesso, ha lanciato l'allarme per tutto il settore, ormai a rischio di tenuta. Le stesse preoccupazioni sono state espresse anche da Ryanair. Alitalia, costretta a tagliare molti voli, ha imposto una maschera protettiva a tutti i passeggeri, qualora la distanza di sicurezza sia inferiore a un metro.

In Italia, attività sospese anche per Ansaldo Energia; per i call center di Almaviva, che però assicura il presidio dei servizi di pubblica utilità come il numero verde 1500, e il lavoro in remoto; Fincantieri (due settimane); Luxottica, con modalità diverse secondo gli impianti; Michelin (una settimana); Magneti Marelli. Produzione più lenta in Pirelli allo scopo di consentire una minore presenza di addetti nel luogo di lavoro. Cnh Industrial (Exor) tiene aperto solo il sito di Bolzano che sforna mezzi militari, per le altre fabbriche (camion, trattori e movimento terra) si valuta di giorno in giorno.

In casa Piaggio, dopo tre giorni di stop dedicati alla igienizzazione degli impianti del gruppo, le linee sono state riattivate con tutte le precazioni relative al personale. Sempre nel settore delle due ruote, ecco MV Agusta Motor che continua a produrre a Schiranna (Varese), sebbene con meno operai. In una nota, infine, Anfia (filiera italiana automotive) «sostiene che non ci sono margini di chiusura degli impianti produttivi, se non con una decisione congiunta dei Paesi Ue, in particolare Germania e Francia». «Le ipotesi di un blocco - aggiunge Anfia - porterebbero a danni irreparabili per la filiera produttiva automotive, andandone a intaccare pesantemente la competitività internazionale».

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Commenti

Duka

Mar, 17/03/2020 - 10:08

Nel mentre molte fabbriche di prodotti allo stato attuale inutili o superflui sono in pieno lavoro: dai bulloni ai giocattoli, dal materiale elettrico alle pelletterie o profumi mobili che nessuno in questo momento acquista. Tutto ciò sono bombe potenziali di diffusione virus. Purtroppo abbiamo un governo senza le idee chiare ne una guida capace.